Turchia, un vicino scomodo e turbolento

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Il Consiglio europeo del 25/26 marzo scorso, svoltosi in video conferenza, ha avuto come ospite il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden. Non succedeva da ben 12 anni e questo atteso incontro è stato più che altro l’occasione per celebrare una ritrovata e rinnovata cooperazione transatlantica. Come questa cooperazione si svilupperà e quali saranno i rispettivi margini di manovra e autonomia ce lo diranno i mesi che verranno. Nodi quali le relazioni con la Cina e con la Russia, sono stati, per ora, solo marginalmente evocati, ma non sfuggono a nessuno le sensibili divergenze che esistono al riguardo.

E’ rimasto invece, ma sempre molto discretamente, sul tavolo del Consiglio europeo il punto sui rapporti con la Turchia, punto sul quale la convergenza di posizioni fra gli Stati membri su possibili sanzioni è stata rimandata al Consiglio europeo di giugno. 

Nell’attesa, vale la pena ripercorrere la recente storia delle relazioni fra la Turchia e l’Unione Europea, a partire dal 1999, anno in cui la Turchia divenne ufficialmente candidata all’adesione. Più di vent’anni fa, proprio all’incrocio tra il XX e il XXI secolo, un periodo  in cui si aprivano per il Paese nuovi orizzonti e nuove prospettive sia all’interno che sulla scena internazionale ed europea.  All’inizio la strada dell’adesione era parsa praticabile, la Turchia rispondeva positivamente alle riforme democratiche necessarie e giunse fino ad abolire la pena di morte nel 2004.  

Il 3 ottobre 2005 segna una data storica e cioè l’inizio dei negoziati di adesione, simbolo dell’apertura delle porte dell’Unione a un Paese musulmano di circa 80 milioni di persone. Quel giorno, fra inquietudini e speranze, la bandiera turca e quella europea sventolarono una accanto all’altra ad Ankara.

Ma è proprio a partire dal 2005 che le relazioni si complicano e i negoziati stentano a partire. L’adesione di Cipro nel 2004, Paese non riconosciuto interamente dalla Turchia e con diritto di veto in seno all’Unione, rappresenta un ostacolo non indifferente. Ma sono soprattutto le posizioni chiaramente espresse nel 2007, in particolare dall’allora Presidente francese Sarkozy e dalla Cancelliera tedesca Merkel contro l’adesione della Turchia, a segnare l’inizio non solo di una delusione turca, ma anche di una deriva autoritaria e autocratica del Presidente Erdogan. 

Con le primavere arabe del 2011, tale deriva si accelera e imbocca  il  binario del nazionalismo islamico. Il cosiddetto colpo di stato del 2016, la repressione che ne è seguita e che continua tuttora, la sospensione di alcuni diritti fondamentali, la presenza aggressiva e militare sulla scena internazionale (Siria, Libia, Nagorno Karabakh), l’avvicinamento a Mosca malgrado l’appartenenza alla NATO e il conflitto con Grecia e Cipro per le attività illegali di trivellazione del gas nel Mediterraneo orientale, sono alcune delle principali tappe del progressivo allontanamento della Turchia dall’Unione Europea.

Oggi siamo ben lontani da quel 1999 in cui è stato possibile immaginare la Turchia come un valido ponte fra Oriente e Occidente. Oggi la Turchia è in preda ad  una profonda crisi economica e con un grande bisogno di investimenti stranieri.  il Presidente Erdogan sta perdendo consensi e non a caso le sue ultime due decisioni, il ritiro della Turchia dalla Convenzione di Istanbul sulla violenza fatta alle donne e il forte attacco in corso contro il partito curdo, puntano ad allargare la sua sempre più fragile base elettorale, rispettivamente verso gli integralisti islamici e i nazionalisti. 

Per quanto riguarda l’Unione Europea, la Turchia oggi rappresenta soprattutto un Paese che, con un accordo firmato nel 2016 e rinnovato pochi giorni fa, trattiene sul suo territorio circa quattro milioni di rifugiati. Rappresenta inoltre il vicino scomodo e turbolento con cui negoziare per allentare le tensioni nel Mediterraneo orientale. 

Gli strumenti di dialogo variano e vanno dalle possibili sanzioni alla proposta di una agenda positiva per una rinnovata cooperazione, senza dimenticare che, sulla scena internazionale, anche per la Turchia, sono tornati gli Stati Uniti.

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