Tre campanelli d’allarme per l’Italia in materia ambientale

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Mentre giunge il deferimento alla Corte di giustizia per l’acqua potabile, altri due procedimenti di infrazione in materia ambientale prendono il via

Suonano campanelli d’allarme per il nostro Paese in materia di politiche ambientali.

La Commissione europea ha infatti deferito l’Italia alla Corte di giustizia a causa del mancato rispetto della direttiva sull’acqua potabile: il procedimento ha avuto inizio nel 2014, con la messa in mora dovuta alla registrazione di livelli di arsenico e fluoruro nelle acque potabili superiori ai limiti previsti dalla direttiva in ben 16 zone di approvvigionamento, tutte concentrate nella provincia di Viterbo. I provvedimenti adottati hanno consentito il ripristino della conformità in 10 delle 16 zone ma il perdurare delle problematiche iniziali nelle rimanenti 6 ha comportato il deferimento del nostro Paese, ora tenuto a comunicare i provvedimenti che intende adottare per evitare successive sanzioni.

Parallelamente, il nostro Paese ha ricevuto altre due costituzioni in mora in materia ambientale da parte della Commissione, suscettibili di sfociare – come nel caso dell’acqua potabile – in altrettanti deferimenti alla Corte. 

La prima riguarda le direttive Habitat e Uccelli, che prevedono l’individuazione di speciali zone di protezione della biodiversità nell’ambito della rete Natura 2000: la rete italiana, al momento, non risulta adeguata agli standard previsti, in particolar modo in materia di specie marine.

La seconda concerne invece il regolamento sulla prevenzione dell’introduzione e diffusione delle specie esotiche: l’Italia – e con lei altri 17 Paesi UE – non ha ancora elaborato, attuato o comunicato i piani d’azione previsti dal regolamento. 

Per approfondire: il deferimento alla Corte di giustizia per la fornitura di acqua potabile non sicura, le infrazioni in materia di protezione della natura e di specie esotiche invasive

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