Tante Europe in Europa

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Che l’Europa e, al suo interno, l’Unione Europea siano realtà plurali per storie, culture, politiche, economia e vita sociale non è una scoperta: se non l’avessimo capito nel secolo scorso, prima del grande allargamento a est del primo decennio di questo secolo, adesso non ci può più sorprendere. 

Ci aiutano a capirlo meglio i discorsi dei massimi responsabili di quattro Paesi UE – Francia, Germania, Polonia e Italia –  intervenuti in prestigiose università europee in tempi diversi e, in particolare, il più recente discorso del Presidente Mattarella nell’Università di Cracovia il 19 aprile scorso.

Il primo a salire in cattedra fu, nel settembre 2017, il Presidente francese Emmanuel Macron alla Sorbona di Parigi. Il giovane presidente francese, al suo primo mandato, non perse tempo e a pochi mesi dalla sua investitura, nel luglio dello stesso anno e in vista delle elezioni del Parlamento europeo del maggio 2019, propose un ambizioso progetto di rilancio dell’Unione Europea. Tema dominante era la costruzione di una “sovranità europea”: un traguardo che, proposto dal “sovrano francese”, non mancò di suscitare commenti non sempre benevoli. Ma nel suo discorso Macron avanzò anche proposte concrete, come la creazione di un bilancio per l’eurozona per sostenere il “potere europeo” nel mondo, un orizzonte tradizionale per l’ex-potenza coloniale ridotta ormai nei suoi confini nazionali. Tra le altre proposte quella di avviare il cantiere di una difesa comune europea, la creazione di un’Agenzia unica per le richieste d’asilo, il rafforzamento degli aiuti allo sviluppo con il ricorso a misure di fiscalità internazionale e molti altri spunti interessanti in materia energetica e ambientale.

Meno concreto e meno ambizioso invece il discorso tenuto a Praga dal neo-cancelliere Olaf Scholz all’Università di Praga nell’agosto 2022, a sei mesi dall’invasione russa dell’Ucraina: diverso il contesto politico europeo, diverso il profilo del Cancelliere e il suo potere effettivo rispetto a quello del Presidente francese, senza contare che non era facile calcare la scena europea dopo Angela Merkel e intervenire in materia bellica con alle spalle la storia tedesca. La proposta era quella di dare vita a un’Europa geopolitica, preparandolo ai futuri allargamenti con una riforma istituzionale e rafforzando la sovranità europea. Non mancava anche un richiamo a mettere mano alle politiche migratorie e quelle fiscali e finanziarie e l’appello a difendere il valori dell’Europa, rispettando lo Stato di diritto e arginando le derive delle “democrazie illiberali” nell’UE.

Forse però sono i due ultimi discorsi del Presidente del Consiglio polacco, Mateusz Morawiecki a Heidelberg in Germania il 20 marzo di quest’anno e quello del nostro Presidente a Cracovia qualche giorno fa a far emergere  con chiarezza divergenze e convergenze: entrambi i Presidenti, confermando la solidarietà dei loro Paesi all’Ucraina, confermano la loro adesione all’alleanza euro-atlantica, con il primo più sensibile alla dimensione atlantica e Mattarella più preoccupato della coesione europea, in coerenza con l’orientamento federale dell’Italia, rispetto alla visione radicalmente intergovernativa del Presidente polacco. Risulta chiaro dalle parole di Mattarella a proposito delle distanze tra le due visioni in materia di difesa e sicurezza del continente: “Guardiamo a come rendere concreta la prospettiva di autonomia strategica dell’Unione Europea, in grado di assicurare una deterrenza dissuasiva, consapevoli che questo significa rafforzare ulteriormente – e non indebolire – le nostre alleanze, punto di forza del nostro sistema di difesa”.

Non è il solo segnale su quanto siano diverse le Europe a cui pensano i due Presidenti, come non lo sono da meno quelle disegnate da Macron e Scholz, anche se queste ultime convergono sostanzialmente con la visione del Presidente Mattarella, in un “triangolo” che farebbe ben sperare per il futuro dell’Europa.

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