Secondo la Corte dei conti europea, i cambiamenti al prossimo Quadro Finanziario Pluriennale dell’UE creano molti problemi

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La Commissione europea ha proposto un rinnovamento radicale nella struttura del Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034 rispetto alle programmazioni precedenti. Le novità proposte (dai fondi unici nazionali e il modello della performance alle nuove risorse proprie, passando per la riduzione delle rubriche e l’aumento delle spese per competitività e difesa) hanno ricevuto tanto approvazione quanto critiche dalle altre istituzioni dell’Unione (qui forniamo una panoramica).

Altrettanto rilevante è il parere della Corte dei conti europea, operante dal 1977 come revisore esterno indipendente dell’UE, con il compito di vigilare sulla correttezza nella raccolta e utilizzo dei fondi europei, contribuendo in questo modo alla sana gestione finanziaria e alla trasparenza.

Su richiesta di Parlamento europeo e Consiglio, tra gennaio e marzo la Corte ha rilasciato dodici opinioni sulla proposta della Commissione, entrando nel merito della struttura, delle rubriche e delle nuove modalità di finanziamento per il prossimo QFP.
L’analisi complessiva della Corte ha sollevato diverse criticità.

In primo luogo sull’idea di accorpare in fondi unici nazionali (uno per Stato membro) decine di programmi tradizionali destinati ad agricoltura, coesione territoriale, economica e sociale, pesca e affari marittimi, migrazione e sicurezza. Se la motivazione di base è ridurre la frammentazione dei fondi per renderli più organici, la Corte fa però notare che questi programmi hanno obiettivi e logiche tra loro differenti, e una loro integrazione potrebbe andare a scapito della loro efficacia.
Anche il tanto proclamato sforzo di semplificazione finirebbe per essere di facciata: se è vero che i piani nazionali ridurranno la complessità dei fondi, secondo la Corte gran parte degli oneri ricadranno direttamente sulle burocrazie statali, il cui funzionamento spesso macchinoso non viene intaccato dalla riforma.

Inoltre, la Commissione non avrebbe chiarito come questi 27 piani nazionali, fatti su misura degli Stati e regioni beneficiari, si allineeranno alle priorità dell’Unione, evitando che finiscano per essere semplici salvadanai per gli Stati membri. Il rischio è quello di svuotare il QFP della sua logica fondante, cioè creare valore aggiunto europeo oltre la semplice dimensione nazionale.
Per di più, la possibilità per gli Stati di attingere a una quota dei fondi unici per far fronte a crisi ed emergenze minerebbe la prevedibilità degli investimenti.

Ci sono dubbi anche sul nuovo quadro della performance, che prevede l’erogazione dei fondi a condizione del raggiungimento di traguardi e obiettivi (“milestones and targets” nel lessico di Bruxelles), misurati attraverso indicatori quantitativi e qualitativi.
La Corte sostiene che questi indicatori si basano più sulla rendicontazione delle attività e servizi prodotti (output) che sull’impatto concreto (outcome) dei progetti finanziati.
Emergono anche preoccupazioni sull’affidabilità degli Stati membri nella comunicazione delle informazioni sulla performance, con il rischio che l’oggettività della valutazione venga viziata dall’esigenza di assicurarsi i fondi.

Ultimo ma non per importanza, la Corte lamenta l’assenza di una clausola che preveda l’accesso senza restrizioni a documenti e informazioni sui finanziamenti, a danno di trasparenza e accountability.

Il quadro emerso mostra quindi che anche la Corte dei conti europea ha seri dubbi sui presunti miglioramenti che le modifiche al bilancio UE 2028-2034 apporterebbero.
Tuttavia, ora che la struttura è stata approvata definitivamente al Consiglio europeo di giugno, non resta che attendere la fase di attuazione, in cui si spera che queste considerazioni vengano tenute in debito conto da Commissione e Stati membri.

Per approfondire:
La Corte dei conti europea
Il parere della Corte sul QFP: tanti cambiamenti potrebbero non migliorarlo

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Gabriele Giordano
Sono laureato in Scienze Politiche e credo in un'informazione di qualità che riesca a coinvolgere i cittadini, soprattutto i giovani, nei processi democratici.

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