Rom: polemiche dopo l’annuncio della Commissione

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Secondo il portavoce del commissario europeo Jacques Barrot, responsabile per Giustizia, Libertà   e Sicurezza, le misure adottate dall’Italia per fare fronte all’emergenza dei campi nomadi illegali sono in linea con il diritto comunitario. Ma non tutti sono d’accordo.
Il giudizio espresso dal settore Giustizia dell’esecutivo europeo, che si basa sul Rapporto inviato a Bruxelles il 1° agosto scorso dal governo italiano, è infatti in netto contrasto con quanto denunciato in luglio dal commissario europeo agli Affari sociali Vladimir àƒâ€¦à‚ pidla, oltre che dal Parlamento europeo, dal Consiglio d’Europa e da numerose organizzazioni umanitarie. Secondo il portavoce di Barrot, la «buona cooperazione» tra le autorità   italiane e Bruxelles ha consentito di verificare le linee dei provvedimenti presi e di «correggere tutte le misure che potevano dare luogo a contestazioni».
E proprio a queste correzioni fanno riferimento l’Opera Nomadi e altre organizzazioni di rom e sinti, secondo cui il giudizio di Bruxelles è «incentrato più sull’esito effettivo dei provvedimenti che su quelle che erano state le intenzioni espresse dal governo italiano alla fine di giugno». Secondo Maurizio Pagani, vicepresidente dell’Opera Nomadi, «se in Italia e in Europa non ci fossero state proteste nette e decise non ci sarebbero stati il cambio di tendenza del governo e la decisione di non mettere in pratica quelle azioni annunciate per bocca dello stesso ministro degli Interni». In chiave minore, continua Pagani, forme di discriminazione continuano a esserci, «mentre sono in corso cause presso i tribunali italiani delle quali bisognerà   attendere l’esito».
Va infatti ricordato che l’impostazione data inizialmente dal governo italiano sul censimento dei rom fu giudicata «discriminatoria» dalla risoluzione adottata il 10 luglio scorso dall’Europarlamento, cosa che obbligಠil ministro dell’Interno italiano a correggere le misure proposte presentando delle nuove linee nei giorni successivi.
Secondo l’European Network Against Racism (ENAR), «se le linee guida di Maroni sono in linea con il diritto comunitario, altro è ciಠche accade sul terreno, ma non di questo la Commissione è stata chiamata a valutare». L’ENAR annuncia quindi la preparazione di un dossier «non sulle disposizioni ma sulla loro concreta applicazione», sulla cui base richiedere alla Commissione l’apertura di una procedura d’infrazione contro l’Italia per violazione degli articoli del Trattato relativi ai diritti fondamentali e al divieto di discriminazione per nazionalità   e per etnia.
Il giudizio della Commissione europea si basa esclusivamente su quanto sostenuto dal governo italiano, «senza dare rilievo ai fatti, ai numerosissimi casi di discriminazione istituzionale, all’assenza di procedimenti contro le forze dell’ordine responsabili di gravi abusi, quando non di passiva acquiescenza rispetto ai raid incendiari» sostiene Fulvio Vassallo Paleologo, membro dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI). «L’impunità   che sembra garantita a favore di chi si scaglia contro i rom sta moltiplicando gli episodi di violenza a sfondo razziale e xenofobo – dichiara Vassallo Paleologo – ma tutto questo per la Commissione europea non sembra rilevante, come se non discendesse direttamente dalle decisioni politiche del governo italiano e dall’uso strumentale che ne fanno i media di governo, e tutto sembrerebbe ridursi alla questione delle impronte digitali, come se non fossero anche altri e numerosi i casi di discriminazione istituzionale che stanno dilagando in Italia a danno della popolazione rom». Secondo il membro dell’ASGI, le misure annunciate sul censimento dei campi «illegali» e sulla schedatura dei bambini rom «non produrranno alcuna maggiore sicurezza per i minori «nomadi», nà© combatteranno l’accattonaggio, come asserito pretestuosamente dal ministro, ma alimenteranno ancora di più un clima di terrore nei campi e di discriminazione razziale al loro esterno, perchà© costituiscono la premessa per successivi provvedimenti che tenderanno ad allontanare i piccoli rom dalle loro famiglie, quando non abbiano uno status di soggiorno legale o vivano nelle condizioni di degrado nelle quali da anni sono colpevolmente abbandonate dalle autorità   italiane».

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