Riflessioni dai confini dell’Unione europea

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La futura Europa, tra la Russia e gli USA

Sono ritornato nel Caucaso del Sud per un viaggio di una decina di giorni, in Georgia ed Armenia, che è coinciso con una settimana di intenso movimento diplomatico nell’area ex-sovietica. In occasione del 60° anniversario della fine della seconda guerra mondiale e della sconfitta del nazifascismo importanti celebrazioni, in particolare a Mosca, hanno fornito l’occasione a tre grandi attori della politica internazionale – gli USA, l’Unione europea e la Russia – di svelare le proprie strategie e riposizionarsi reciprocamente nei nuovi rapporti di forza a livello mondiale.
Dei molti episodi meritevoli di considerazione, due offrono particolari spunti di riflessione: gli interventi di Bush nei Paesi dell’ex-Unione Sovietica e la firma di un accordo strategico il 10 maggio tra Unione europea e Russia.

L’America di Bush di fronte alla nuova Europa

Un messaggio costante ha caratterizzato gli interventi di Bush sul continente europeo nei Paesi che dopo aver riconquistato la loro indipendenza dal potere post-sovietico o sono approdati nell’Unione europea (come i Paesi baltici) o vivono ai suoi nuovi confini (come la Georgia) ma ancora con non poche tensioni con l’ex-impero di cui hanno fatto parte per decenni. E forse è proprio nel Caucaso del Sud che il messaggio di Bush è stato più chiaro sul futuro delle relazioni internazionali sul continente. A Tbilisi, tra folle festanti ed in una città   «aggiustata» per l’occasione, Bush ha vissuto una specie di nuovo sbarco di Normandia, presentandosi se non come liberatore certo come il garante della libertà   futura di questi Paesi su cui si proietta ancora l’ombra lunga di un vicino ingombrante e, a tratti, minaccioso. Gli USA hanno colto l’occasione per rinnovare il loro impegno a promuovere ovunque la democrazia, non importa se i prezzi da pagare sono altissimi, come nel vicino Iraq. La Georgia, il cui Presidente aveva spavaldamente declinato l’invito a partecipare alle celebrazioni di Mosca, era una tribuna ideale per lanciare un simile messaggio ai Paesi confinanti, in particolare la Russia a nord, l’Iran a sud e non tanto lontano ad est l’Afghanistan e più largamente l’Asia centrale, una vera polveriera come dimostrano i tragici avvenimenti di questi giorni in Uzbekistan. Come si vede, gli USA confermano il loro interesse per quest’area, proprio nel momento in cui l’UE si allarga in quella direzione: una dilatazione da un lato sostenuta per ragioni politiche (come nel caso della Turchia), ma anche temuta nella futura competizione sui mercati asiatici.

L’Accordo Unione europea- Russia

Non è un caso che nella stessa settimana in cui Bush si faceva sentire nell’ex-impero sovietico, l’Unione europea firmasse un accordo di parternariato strategico con la Russia. I mezzi di informazione hanno trascurato la notizia un po’ perchà© l’avvenimento era di quelli ritenuti da addetti ai lavori e un po’ perchà© oscurato dal clamore del passaggio di Bush. Eppure l’accordo firmato il 10 maggio a Mosca, senza costituire una svolta storica, non è senza importanza nel contesto appena evocato. Esso fa seguito al negoziato iniziato nel 2003 a S. Pietroburgo, sospeso poi a causa della svolta politica in Ucraina e ripreso positivamente a fronte del protagonismo unilaterale degli USA in questa nuova stagione storica. L’obiettivo dell’accordo è quello di «creare uno spazio economico comune con un mercato aperto ed integrato tra l’UE e la Russia» da realizzare a medio-termine, accompagnandolo con la creazione di spazi comuni in altre tre aree importanti: libertà  , sicurezza e giustizia; ricerca, educazione e cultura; sicurezza esterna. A proposito di quest’ultima, l’accordo fa esplicito riferimento ad un «ordine internazionale basato su un multilateralismo effettivo e il rafforzamento del ruolo centrale dell’ONU». E, quasi in risposta al messaggio di Bush, è riaffermato l’impegno a garantire «la stabilità   internazionale, in particolare nelle regioni adiacenti alle frontiere della Russia e dell’Unione europea». Per realizzare questi obiettivi ambiziosi ed assumersi responsabilità   dirette sul continente comune UE e Russia non hanno tuttavia ancora messo in cantiere strumenti adeguati e la svolta verso un’alleanza politica con la Russia è rimandata a tempi migliori. A quando cioè Putin darà   maggiori garanzie per il rispetto dei diritti e della democrazia e quando i 25 Paesi dell’UE avranno trovato una più forte coesione interna. Tale cioè da ridurre le distanze tra i Paesi fondatori dell’UE – Francia e Germania in testa – che questa alleanza vogliono accelerare e i nuovi arrivati ancora troppo segnati dall’esperienza sovietica per dare credito alla Russia e privarsi della protezione americana.

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