Relazione sull’occupazione e lo sviluppo sociale 2018

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Il documento, presentato il 13 luglio dalla Commissione europea, contiene i dati relativi all’anno 2017 e conferma le tendenze rilevate negli anni precedenti

In primo luogo continua ad aumentare il numero degli occupati: 238 milioni, ben tre milioni e mezzo in più rispetto all’anno precedente.

Non aumentano con lo stesso andamento, invece, le ore lavorate per occupato che sono ancora al di sotto dei livelli 2008, mentre crescono i redditi netti e si riduce la povertà: le persone in situazione di grave deprivazione materiale si sono ridotte di 16 milioni circa rispetto al 2012.

La Relazione pone particolare attenzione all’impatto che l’innovazione tecnologica e l’automazione possono avere, combinandosi con la globalizzazione e il cambiamento demografico, sugli sviluppi occupazionali e sociali dell’UE.

A tale proposito sono citati studi sul possibile impatto dell’innovazione: la percentuale dei lavori che potrebbero risentirne oscilla tra il 37% e il 69% e sono a rischio i lavori poco qualificati e ripetitivi. La Commissione europea segnala, quindi la necessità di investire sul capitale umano e sulle competenze, chiamando a nuove responsabilità sia i soggetti erogatori di formazione, sia i partner sociali.

Non meno importante poi sarà il ruolo delle istituzioni operanti sul mercato del lavoro, soprattutto in considerazione del fatto che l’innovazione produrrà un aumento dei lavoratori autonomi e atipici.

Con riferimento a questo fenomeno, la Relazione segnala da un lato gli aspetti positivi (maggiore flessibilità, migliore possibilità di conciliare tempi di vita e tempi di lavoro, ampliamento della gamma di occupazioni disponibili), ma anche alcune criticità (peggioramento delle condizioni di lavoro, volatilità del salario, mancato o insufficiente accesso alla protezione sociale).

È dunque necessario, conclude la Relazione, lavorare per la modernizzazione del mercato del lavoro, ma anche per l’estensione dei sistemi di protezione sociale e per la riduzione di alcune difficoltà strutturali, come ad esempio la differenza retributiva di genere e gli ostacoli allo sviluppo delle competenze.

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