Questa piccola grande Europa

57

Per convincersi che l’Europa sia piccola basta guardare la carta geografica, un esercizio sempre utile per capire come va il mondo, perché storia e geografia da sempre procedono tra loro intrecciate. 

Fu grande l’Europa quando andò alla conquista del mondo e costruì sconfinati imperi coloniali; diventò via via più piccola nel secolo scorso quando, a forza di guerre, vide ritrarsi i suoi confini fino a diventare – come disse Paul Valéry – “un piccolo promontorio dell’Asia”. 

E’ probabilmente ancora più vero oggi con la Cina che si dilata sul pianeta, occupando grandi spazi in Africa e spingendosi fuori dai suoi confini in Asia. Cerca di allargarsi anche la Russia, orfana dei grandi territori occupati ai tempi dell’Unione Sovietica, spingendo verso occidente le sue frontiere, bloccate a nord dal gigante cinese, recuperando terreno in Paesi come l’Ucraina e governando per interposta persona la Bielorussia di Lukashenko. Persino la Turchia ha nostalgia del suo passato ottomano fino a riaffermare la sua sovranità sui territori curdi e a spingersi lontano da casa nel Mediterraneo, come nel caso della crisi libica.

Nulla di tutto questo accade da tempo in Europa, da quando sono stati fissati i suoi confini all’indomani della Seconda guerra mondiale, con l’eccezione della ex Yugoslavia, vittima di una guerra civile che ne ha modificato i confini interni. Per l’Unione Europea la storia insegna che è sempre buon segno quando i confini non si spostano, se non per una decisione democratica tra i suoi Paesi membri, come avvenuto nel 1993 con la separazione consensuale tra Repubblica Ceca e Slovacchia o con la conferma nel 1990 di una frontiera sensibile come quella dell’Oder-Neisse, tra la Polonia e la Germania unificata.

Questa Unione Europea, piccola di dimensioni spaziali e molto densa di abitanti, è però anche una importante potenza economica e commerciale che, lasciatasi alle spalle la stagione coloniale, mantiene una forte proiezione nel mondo, come ci insegnano tra l’altro due sue peculiarità oggi sotto ai riflettori: da una parte la sua difesa dei diritti umani e della democrazia e dall’altra l’impegno nella lotta per la salvaguardia del pianeta

Su quest’ultimo versante basta ricordare la progressiva adozione di politiche ambientali molto avanzate rispetto al resto del mondo, come se n’è ancora avuto una prova in occasione della Conferenza ONU sul clima tenutasi a Glasgow a inizio novembre. Non è stata una sorpresa per chi conosce le misure in materia adottate da tempo all’interno dell’UE e per chi ricorda il “Patto verde”  (Green deal), lanciato dalla Commissione europea nel 2019. Sul fronte delle emissioni zero nel 2050 l’UE gioca d’attacco, senza farsi intimidire dai grandi giganti inquinatori come la Cina, gli Stati Uniti e l’India.

Più in difesa che in attacco l’Unione Europea resta “grande” nell’impegno a mettere in sicurezza le fragili democrazie dei suoi Paesi membri, alcuni dei quali – come Polonia e Ungheria – stanno erodendo lo Stato di diritto, con il rischio di contagiare anche altri Paesi dell’Europa centrale ed orientale. Una battaglia irrinunciabile per l’UE se vuole essere credibile, non solo per proteggere i diritti dei suoi cittadini, ma anche per poter alzare la voce nel mondo dove dittature e autocrazie stanno mettendo a rischio libertà e pace. L’Unione Europea non dispone, almeno per ora, di una sua autonoma capacità militare, ma ha dalla sua l’arma di un continente ricco di una grande cultura e di avanzato benessere, anche per questo apprezzata dai cittadini del mondo, molti dei quali vorrebbero poterla abitare. 

Perché basta fare un giro fuori d’Europa per capire quanto, nonostante i suoi molti limiti, sia grande questa piccola Europa.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here