Quella guerra non (ancora) dichiarata in Ucraina

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Nessuno vuole pronunciare la parola guerra, ma quello che sta succedendo da cinque mesi a questa parte nel sud – est dell’Ucraina, in quel pezzo di Ucraina che Vladimir Putin chiama già, emblematicamente e provocatoriamente riferendosi al passato, Novorossija, (Nuova Russia) ha tutta l’aria di essere una vera e propria guerra. Le immagini trasmesse dai media, con il loro carico di carri armati in movimento, di città coi palazzi distrutti, di gente che fugge e un recentissimo rapporto dell’ONU che indica il numero delle vittime a più di 2.600 non lasciano tanto spazio alle sottigliezze semantiche.

La tensione è inoltre significativamente salita in questi ultimi giorni, da quando la NATO, fotografie aeree alla mano, ha dimostrato la presenza di militari russi nella zona, cosa che il Presidente Putin continua imperterrito a negare fin dall’inizio di questo complesso conflitto fra i separatisti e le forze governative ucraine, accesosi in particolare all’indomani dell’annessione della Crimea da parte della Russia stessa. Conflitto complesso non solo perché apparentemente oggetto di aspirazioni indipendentiste legittime o meno da parte di chi combatte dalla parte dei separatisti, ma soprattutto per la sua valenza geostrategica. Dopo più di vent’anni dalla fine della guerra fredda, si affrontano infatti, su una nuova frontiera fra Est e Ovest, e in particolare dal 2004, due nuove realtà politiche e interdipendenze economiche, nonché due nuovi progetti politici per la Federazione russa da una parte e per l’Unione Europea e la NATO dall’altra. La NATO in particolare, la cui presenza su questa nuova frontiera alimenta ancor più le inquietudini della Russia e, in proposito, sarà interessante valutare le conclusioni del prossimo Vertice previsto il 4 e il 5 settembre prossimi. Perché è proprio in Ucraina che questa frontiera assume tutta la sua particolare importanza: per l’Unione Europea nel quadro del suo Partenariato orientale al quale l’Ucraina vorrebbe aderire pienamente in vista di una futura adesione; per la Federazione russa invece nell’ambito della sua strategia di Unione eurasiatica e di ricostituzione della sua potenza perduta con il crollo dell’Unione Sovietica, una strategia che perderebbe ogni concreta prospettiva senza la partecipazione dell’Ucraina. Un progetto, quello russo, volto ad Oriente, in Asia Centrale e oltre, verso dove stanno emergendo le nuove potenze economiche.

Due progetti divergenti, ma che testimoniano tuttavia di quanto maggiore sembri l’interesse strategico per l’Ucraina da parte di Putin, anche se da parte europea non mancano interessi politici o di breve respiro economico ed energetico. Ne è la prova l’annessione della Crimea, considerata ormai un dato di fatto e la tentennante strategia europea delle sanzioni economiche, divenuta significativa solo dopo l’abbattimento non ancora elucidato dell’aereo della Malaysia Airlines, che ha fatto circa 300 vittime. Saranno comunque nuove sanzioni economiche, tra l’altro con evidenti ripercussioni anche per l’economia europea, che il Consiglio Europeo del 30 Agosto ha deciso per contrastare il protagonismo militare russo in Ucraina. Ma lì, alle immediate frontiere orientali dell’Europa, sembra ormai essere vera guerra e, solo i prossimi giorni ci diranno se esistono ancora spazi per la diplomazia, come vorrebbe l’Europa, per convincere Putin a recedere nei suoi disegni e nelle sue ormai poco velate minacce di guerra.

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