Quando il terrorismo colpisce l’Europa

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Sono tornati prepotentemente in Europa atti terroristici che pensavamo, forse con un certa ingenuità,  ormai parte di un nostro recente passato. Invece quello che è successo in Francia e in Austria, con il loro carico di vittime, ci riporta a una cruda realtà, fatta di orrori e di incomprensioni  e di fronte alla quale riaffiorano tanti sensibili interrogativi e  altrettante problematiche risposte.

E’ possibile formulare qualche modesta riflessione a partire dall’atto insostenibile e barbaro della decapitazione del Professore Samuel Paty, colpevole di aver mostrato ai suoi alunni le vignette di Charlie Hebdo per illustrare il tema della laicità e della libertà di espressione. Un atto terroristico al quale hanno fatto seguito quelli di Nizza e di Vienna e che intervengono  in un momento in cui l’Europa è più che mai indebolita, sotto tutti i punti di vista, da una lotta estenuante contro la pandemia di coronavirus. 

È tuttavia in questo momento di drammatica coincidenza, che l’Europa intera è chiamata a proteggere i suoi valori, a difendere  la libertà di espressione e il concetto di laicità, a riflettere sui suoi rapporti con un mondo in evoluzione composto da religioni, credo e sensibilità diverse e a impegnarsi sulla sfida del dialogo, dell’integrazione e della convivenza delle sue società, sempre più plurali, multietniche e multireligiose. 

Sfide non da poco, dove l’insieme delle risposte potrebbe trovarsi in un delicatissimo punto di equilibrio in grado di coniugare una sacrosanta libertà ma anche un dovuto rispetto, che argini il più possibile pericolose derive di radicalismo e incoraggi il dialogo e il rapporto con l’islam, che valuti quale sia il prezzo da pagare per fermare violenza, terrorismo e tutti coloro che spandono odio nelle rispettive società. 

Questi atti terroristici avvengono anche in un momento in cui le tensioni fra la Francia, e con lei tutta l’Europa, sono ai massimi livelli con la Turchia. Tensioni che si giocano su vari terreni di confronto,  che vanno dalla presenza militare turca sui vari scenari di guerra in Medio Oriente, Siria, Iraq, Libia fino al sostegno all’Azerbaijan nel Caucaso con la guerra nel Nagorno Karabakh. Tensioni che sono ulteriormente cresciute nel Mediterraneo orientale dove la Turchia tenta provocatoriamente di occupare zone marittime greche e cipriote per impadronirsi delle risorse energetiche e di gas naturale presenti nell’area. Al riguardo, le tensioni si ripercuotono poi all’interno della NATO, dove un membro strategicamente e militarmente importante come la Turchia entra in conflitto con due Paesi membri dell’Unione europea, Grecia e Cipro appunto, nei confronti dei quali la Francia si era concretamente esposta in loro difesa. Non va dimenticato inoltre, sul piano geopolitico, il percepibile e inquietante avvicinamento di Ankara a Mosca. 

Non solo, ma le tensioni aumentano anche in una stagione in cui il Presidente Erdogan ha decisamente imboccato la strada del nazionalismo islamico per il suo Paese smantellando passo dopo passo l’eredità laica di Ataturk.

E’ in questo complesso scenario che i toni fra Turchia, Francia ed Europa sono andati via via crescendo e dove, fra scontro geopolitico e scontro ideologico, si è inserita quella vignetta sul Presidente turco che ha rimesso drammaticamente a confronto due mondi dai valori contrastanti, ma ambedue esposti a sentimenti di rifiuto e di odio nei confronti dell’altro. Ed è appunto sul terreno fragile dell’odio che gioca il terrorismo, terreno sul quale non deve lasciarsi trascinare nessuno.

La domanda a questo punto rimane sempre la stessa : quali sono gli strumenti più adatti per far fronte a questo pericolo e offrire sempre più opportunità al dialogo e al rispetto di tutti?

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