Qualcosa si muove in Europa

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Mentre a Bruxelles si prepara un Consiglio europeo senza grandi speranze di riuscita su immigrazione e Brexit e mentre a Roma si stenta a far quadrare i conti della prossima legge di bilancio, qualcosa si muove sul fronte della politica in Germania e in Belgio.

Per la Germania segnali di relativa novità vengono dal voto in Baviera, roccaforte della destra presidiata, dalla Unione cristiano-sociale (CSU), da sempre abituata a governare quell’importante “land” con maggioranze più che confortanti. La CSU é anche la sponda cui ha guardato dall’Italia Matteo Salvini nella sua ossessione anti-immigrati, convinto che si potesse trattare di un alleato in grado di rafforzarsi a destra e al centro, proprio come nel disegno della Lega. Non è andata cosi’: la CSU ha perso su entrambi i fianchi, rimettendoci il 12% del suo elettorato, pur restando il primo partito bavarese.

Male sono andati anche i socialdemocratici, ormai in caduta verticale sotto il 10%, il livello più basso di sempre, a riprova della crisi generale di un socialismo tiepido e senza coraggio, oggi in rotta un po’ ovunque in Europa, Italia compresa.

Ma la novità più importante é venuta dal balzo in avanti dei Verdi, che in Baviera hanno raddoppiato il loro consenso precedente, attestandosi attorno a un solido 18%, grazie ad una campagna elettorale coraggiosa, segnata da valori etici in favore dell’accoglienza dei migranti e della salvaguardia dell’ambiente. Un esito che contribuisce a ridimensionare il risultato positivo, ma per nulla stravolgente, dell’estrema destra raccolta nell’Alleanza per la Germania (AFD), che non ha potuto approfittare di un trasferimento significativo di voti da una CSU in forte crisi.

I risultati complessivi non aiuteranno la formazione del nuovo governo regionale e rendono ancora più instabile il governo federale; in particolare, indeboliscono ulteriormente la Cancelliera Angela Merkel e, di conseguenza, la sua leadership nell’Unione Europea, già messa a dura prova dall’indebolimento in Francia del suo possibile alleato, Emmanuel Macron, in gravi difficoltà con il suo governo.

Domenica scorsa ha completato il quadro di quanto si muove nella politica europea il risultato del voto nelle elezioni amministrative in Belgio. Anche qui una forte progressione del movimento ecologista, un arretramento dei conservatori di centro-destra e una crescita nella regione fiamminga della destra radicale e xenofoba.

Sarà pur vero che “una rondine non fa primavera” ma due contemporanei balzi in avanti dei Verdi, in Germania e in Belgio, fanno riflettere, soprattutto se in entrambi i casi si verifica un movimento in controtendenza, da una parte rispetto alla caduta di vitalità dei partiti tradizionali e, dall’altra, con il ritorno dell’etica in una politica segnata, non solo a destra ma anche al centro, dal logoramento di valori fondamentali come la difesa dello stato di diritto e della solidarietà.  Ed è ancor più importante questo fremito politico se si considera, con il ritorno dell’etica in materia di accoglienza e di coesione sociale, anche la priorità accordata a scelte di priorità politiche di lungo periodo, come nel caso della difesa del pianeta.

Resta da chiedersi quanto questi fremiti coraggiosi riusciranno a esondare nel complesso e confuso spazio europeo e a imprimere una svolta al processo di integrazione europea. Interessante sarebbe capire, anche in Italia, come potrebbero simili nuove spinte a livello locale articolarsi con il voto europeo del maggio prossimo e quale dei due livelli potrebbe trascinare l’altro nella formazione di un nuovo consenso popolare.

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