Prospettive d’adesione all’UE per i Paesi dei Balcani

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La Commissione europea ha presentato il 17 ottobre scorso le relazioni annuali sui futuri allargamenti dell’Unione Europea e le Strategie di negoziato per il 2014. Analizzando l’evoluzione politica ed economica di ciascun Paese, la Commissione raccomanda, in particolare per quanto riguarda i Paesi dei Balcani, di concedere all’Albania lo statuto di Paese candidato all’adesione e ripropone di avviare i  negoziati con l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia.

Sono trascorsi circa vent’anni da quando i Paesi dei Balcani si infiammarono ed entrarono in sanguinosi conflitti fra loro, portando alla luce storiche fratture etnico-religiose, difficili convivenze all’interno di nuove frontiere, mai sopiti nazionalismi e rivendicazioni identitarie dalle profonde radici storiche. Sono trascorsi vent’anni anche da quando, mentre si consumava quella immensa tragedia, l’Unione Europea fissò e mise per iscritto le condizioni d’adesione dei futuri Stati membri, i cosiddetti “criteri di Copenhagen”, e cioè quegli stessi valori su cui si basa la difficile costruzione europea: la democrazia, lo Stato di diritto, il rispetto dei diritti fondamentali, nonché una sostenibile economia di mercato.

Ed è appunto su questi criteri che si basa la Commissione europea per valutare il percorso fatto dai vari Paesi dei Balcani, tutti orientati verso un ravvicinamento all’Unione e nella prospettiva a lungo termine di un’adesione. Valutazioni positive in particolare per i progressi fatti appunto dall’Albania, alla luce soprattutto delle elezioni legislative del giugno scorso, giudicate trasparenti e in grado di garantire un processo democratico, ma valutazioni che non mancano tuttavia di sottolineare gli ulteriori passi da fare in materia di rispetto dello Stato di diritto, di lotta alla corruzione, di riforme del sistema giudiziario e di governante economica. Una relazione positiva anche per quanto riguarda la Serbia, soprattutto rispetto ai progressi fatti nel dialogo e nelle relazioni con il Kosovo, una difficile normalizzazione iniziata proprio grazie alla mediazione dell’Unione Europea e alla prospettiva aperta di una futura adesione. E proprio per cogliere il potenziale di stabilità regionale insito nelle relazioni fra i due Paesi che la Commissione propone di avviare i negoziati di adesione con la Serbia già a partire dal gennaio prossimo e di iniziare negoziati per un Accordo di Associazione con il Kosovo al più presto.

Rimane invece problematica e preoccupante la situazione in Bosnia Erzegovina, dove la Commissione non coglie segni di cambiamento o di avvio di riforme istituzionali nel Paese, cosa che mette grandemente a rischio la stabilità interna e la coesione di una popolazione molto diversificata da un punto di vista etnico-religioso.

Sebbene l’Europa stia attraversando la sua crisi più profonda da un punto di vista economico e sociale, il processo di allargamento continua, con l’obiettivo, di consolidare la stabilità politica ed economica nei Balcani e la loro pacifica cooperazione regionale. Una sfida di lungo respiro che non manca, passo dopo passo, di produrre risultati incoraggianti. Rimane in sospeso il grande quesito della futura architettura istituzionale e decisionale dell’Unione Europea per funzionare a 32 o più Paesi. Ma questo è un altro discorso al quale l’Europa non potrà sottrarsi troppo a lungo se non vuole mettere a rischio il suo indispensabile progetto di integrazione nonché di attore sulla scena globale.

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