Proposte per una migliore integrazione di donne e bambini migranti

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Il Comitato economico e sociale europeo (CESE), durante la sessione plenaria europea eccezionale del 29 ottobre scorso, ha presentato il problema dell’integrazione dei migranti, sottolineandone le differenze nei diversi Paesi membri.

Il relatore generale del CESE, Ákos Topolánszky, durante la plenaria ha analizzato con cura la situazione dell’integrazione dei migranti, evidenziando, marcatamente, l’inquietante fatto che meno della metà degli Stati membri europei ha adottato politiche esplicitamente rivolte al miglioramento della condizione di donne e bambini migranti, che si trovano, quotidianamente, di fronte ai muri della discriminazione. Inoltre, sulla già precaria situazione dei migranti ha influito negativamente la pandemia di Covid-19, che ha colpito pesantemente le comunità vulnerabili. In più, il CESE ha individuato nella lingua il principale ostacolo nella comunicazione tra migranti e società di accoglienza.

Per i motivi sopracitati, quindi, il Comitato, durante la plenaria, ha indicato la strada dell’adozione di politiche di integrazione con un approccio olistico, cioè che comprenda e unisca tra di loro misure per l’inclusione lavorativa, l’istruzione, la salute, la giustizia, l’alloggio e, soprattutto, l’istruzione linguistica e il superamento della discriminazione di genere.

Infine, nell’appendice del parere, il CESE riporta diversi casi virtuosi di progetti sociali (dediti all’integrazione) all’interno dell’Unione, in modo da fornire esempi pratici sulla gestione del problema dell’integrazione.

Per approfondire: il comunicato del CESE

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