Perché con i migranti non naufraghi anche l’UE

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Meritano sempre attenzione e riflessione gli interventi del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Anche quando, come domenica scorsa, prendono la forma sobria di un comunicato di poche righe a proposito delle vittime del naufragio davanti alle coste crotonesi.

Dopo aver espresso il proprio dolore, il Presidente ricorda che “molti tra questi migranti provenivano dall’Afghanistan e dall’Iran, fuggendo da condizioni di grande difficoltà”: diremmo noi, non proprio dei turisti in vacanza sui “taxi del mare”.

Dinanzi a questa tragedia – decine di persone annegate, molte delle quali donne e bambini – il Presidente ha sollecitato un “forte impegno della comunità internazionale per rimuovere le cause alla base dei flussi di migranti: guerre, persecuzioni, terrorismo, povertà, territori resi inospitali dal cambiamento climatico”.

Un richiamo particolare è stato rivolto all’Unione Europea perché “assuma finalmente in concreto la responsabilità di governare il fenomeno migratorio… impegnandosi direttamente nelle politiche migratorie”.  Poche parole chiare e esigenti per chi nell’UE decide, o dovrebbe decidere, senza continuare a rinviare un problema ormai antico, come è accaduto ancora una volta nell’ultimo Consiglio europeo straordinario dei Capi di Stato e di governo a Bruxelles, il 9 febbraio scorso, quando sul tema aveva affermato: “la situazione migratoria è una sfida europea che richiede una risposta europea”.

Un’affermazione con la quale la nostra Presidente del Consiglio, tornata a Roma, aveva sbandierato come una svolta nelle politiche UE. Non è quello che sembra contenere il resto del documento conclusivo di quel Consiglio dove il tema migranti viene affrontato solo verso la fine delle conclusioni ed è declinato da titoli come “Rafforzamento dell’azione esterna”, “Rimpatrio e riammissione”, “Controllo delle frontiere esterne dell’UE” e, solo in ultima posizione, ha un paragrafo su “Patto sulla migrazione e l’asilo” che non contiene molto di più che l’invito a proseguire i lavori sul tema.

Da notare che il “Patto europeo su migrazione e asilo” è una proposta programmatica del 23 settembre 2020, sempre in attesa di essere portato a compimento e non sarà certo la presidenza semestrale del governo svedese, supportato da un’estrema destra xenofoba, che accelererà i lavori e sarà già un buon risultato se risultati concreti si vedranno prima delle elezioni europee del maggio 2024. 

Questo voleva dire il Presidente Mattarella con il richiamo all’UE ad assumere le sue responsabilità “finalmente”, “direttamente” e “in concreto: un primo avverbio che tradisce impazienza, un secondo che implica una limitazione delle sovranità nazionali, come richiesto dall’art. 11 della Costituzione, e infine una richiesta precisa di “fare” invece che solo “parlare”. Moniti chiari che denunciano l’irresponsabilità dei governi dei Paesi UE, incapaci di condividere politiche comuni e rispettare l’impegno alla solidarietà iscritto nei primi articoli dei Trattati.

Sarebbe anche il caso per l’Italia, giustamente preoccupata per gli atteggiamenti dei Paesi terzi di provenienza dei migranti, di chiarire la sua propria politica migratoria e le alleanze con le quali cercare risposte condivise con gli altri partner UE. Guardare a Paesi come l’Ungheria e la Polonia non sembra una strada molto promettente, molto meglio costruire un’intesa con Germania e Francia, associando anche la Spagna, un quartetto che disporrebbe in Consiglio di un pacchetto di voti importante, sempre che Paesi “finti amici”, come l’Ungheria, non facciano scattare  la tagliuola del voto all’unanimità, bloccando ogni decisione.

Resta molto da fare perché l’UE risponda alla sfida europea delle migrazioni e non resta molto tempo per farlo. Per chi è naufragato a pochi metri dalle coste calabresi oggi è già troppo tardi.

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