Per non dimenticare la Siria

1156

È iniziato esattamente tre anni fa, sulla scia delle Primavere arabe. Da allora, il conflitto in Siria è diventato una delle più grandi tragedie umane di questo inizio secolo, scivolato in una specie di impasse politica, diplomatica e militare sotto gli occhi ormai rassegnati della comunità internazionale. Ora, l’unico elemento su cui rimane un esile spazio di negoziato in seno al c è l’aspetto umanitario, l’apertura di corridoi per gli aiuti ad una popolazione assediata, stremata dalla guerra e usata dal regime di Bachar al Assad come vera e propria arma di ritorsione. Un genocidio e un lungo e interminabile braccio di ferro che ha cambiato, con il passare del tempo, la fisionomia dell’opposizione iniziale al regime, diventata oggi un insieme eterogeneo di combattenti, di cui la metà, si ritiene, siano jihadisti o islamisti radicali.

Sul piano diplomatico, la guerra in Siria ha costantemente diviso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, bloccato dai veti russo e cinese che non hanno mai permesso l’adozione di una ferma risoluzione di condanna di Bachar, anche quando ha fatto uso di armi chimiche. E solo la promessa, ottenuta con la mediazione della Russia, dello smantellamento e della consegna di tali armi,  ha fermato, la scorsa estate, un già poco convinto progetto di intervento militare da parte degli Stati Uniti, ben consapevoli della sensibile posizione della Siria sullo scacchiere regionale e internazionale.

A nulla inoltre ha portato la Conferenza di Ginevra 2, tenutasi nello scorso gennaio, fra i rappresentanti dell’opposizione e il regime, tanto distanti sono ormai le posizioni da lasciare voce soltanto alle armi.

Ma nel frattempo la situazione della popolazione siriana si fa sempre più tragica e insostenibile, tra migliaia di vittime e rifugiati nei Paesi vicini. A farne le spese in particolare i bambini, come dimostra l’ultimo rapporto dell’Unicef appena pubblicato e intitolato “Sotto assedio”, parlando di una generazione da salvare. Le cifre parlano da sole dell’orrore che si sta consumando in quel Paese : 5,5 milioni sono i bambini colpiti, di cui 1,2 milioni sono rifugiati nei Paesi limitrofi, gli altri 4,3 milioni sono all’interno della Siria, di cui 3 milioni sfollati. Più di un milione di bambini sono intrappolati nelle aree della Siria sotto assedio o in quelle più difficili da raggiungere con assistenza umanitaria. “I servizi per la salute e per l’istruzione sono collassati, i gravi danni psicologici e il forte impatto economico sulle famiglie stanno devastando un’intera generazione”, sottolinea il rapporto dell’Unicef.

E ora? L’orizzonte per la Siria è ancora molto chiuso e nessuna prospettiva di negoziato o di Ginevra 3 è in vista. L’unica data prevista è quella delle elezioni presidenziali di giugno, alle quali Bachar al Assad ha confermato la sua partecipazione, precisando che “la guerra sarà ancora lunga”. Una prospettiva che non ha bisogno di commenti.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here