Per l’Unione Europea un calendario in salita

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I tempi per la politica sono, o dovrebbero essere, una variabile decisiva. Lo sono certamente per l’economia e, più ancora, per quanti stentano ad arrivare alla fine del mese.

Purtroppo non sempre funziona così con le decisioni politiche, in Italia come in Europa.

In Italia, dove da tempi immemorabili ci trasciniamo con riforme sempre rinviate, con problemi che si aggravano e indicatori da anni in profondo rosso, dall’occupazione al logoramento della coesione sociale, dai picchi del debito pubblico a quelli dell’evasione fiscale e della corruzione.

In Europa la crisi, esplosa nel 2008, ha travolto l’economia e la vita delle persone, eppure  assistiamo a continui rinvii di decisioni “urgenti” e condivise tra i Paesi dell’Unione Europea.

A tratti qualcuno si sveglia, dichiara drammatica la situazione, evoca il rischio di implosione dell’euro e dell’UE, il suo declino demografico e economico, la sua crescente irrilevanza nel mondo globale. E spara una proposta, salvo poi dimenticarla o lasciarla evaporare nelle segrete stanze della diplomazia internazionale.

Ma al di là delle buone intenzioni, contano soprattutto i tempi di realizzazione.

In particolare per l’Europa che ha davanti un calendario complicato dalla paralisi decisionale imposta dalla Germania, alle prese con le elezioni del prossimo settembre.

L’UE è reduce da un vertice del G8 in Irlanda dove i Grandi di questo mondo hanno condiviso l’urgenza del tema occupazionale e la necessità di affrontare finalmente lo scandalo diffuso dell’evasione fiscale a livello internazionale.

Appuntamento importante, anche se caricato di troppe aspettative, quello del Consiglio europeo del 27-28 giugno, con i Capi di Stato e di governo confrontati col problema del lavoro nell’UE, in particolare per fare uscire i giovani dal tunnel della disoccupazione, con deliberazioni concrete su nuove risorse disponibili per risalire la china. Decisioni operative dovrebbero venire a inizio luglio da una riunione dei ministri del lavoro.

Entro l’anno bisognerà cercare di chiudere un altro dossier difficile, quello dell’unione bancaria: visto il perdurare della crisi e il rischio di nuove tensioni sui mercati finanziari, la decisione non è più rinviabile se si vuole mettere in sicurezza il sistema bancario europeo e dotare la Banca centrale europea (BCE) di strumenti per la salvaguardia dell’euro e dei depositi bancari.

Per non farci mancare nulla, l’estate sarà segnata dalla vicenda della Corte costituzionale tedesca alle prese con un contenzioso tra la Banca centrale tedesca (Buba) e la BCE, accusata di superare il limite del suo mandato col sostegno ai Paesi in difficoltà per il loro debito pubblico. Si tratta di una questione molto sensibile che vede schierata la Buba non solo contro la BCE e il suo Presidente, ma anche contro il governo tedesco e, alla fine, anche contro le istituzioni europee sottoposte impropriamente a un tribunale nazionale.

E’ probabile che la sentenza sia ritardata dopo le elezioni in Germania del 22 settembre, dalle quali in molti si attendono, forse illudendosi, una svolta verso un’Europa meno “tedesca” e meno matrigna e una possibile  accelerazione verso un’unione politica, se necessario a più velocità.

E siamo al 2014, anno delle temute elezioni europee a rischio di forte astensionismo e di una massiccia presenza a Strasburgo di eletti euroscettici. Ma è anche l’anno che offre all’Italia l’occasione di presiedere l’UE nel secondo semestre e di imprimervi qualcuna delle sue priorità, sperando di non essere allora in una nuova stagione di instabilità politica in casa nostra.

Nel 2015 sarà la volta delle elezioni inglesi che vedono in difficoltà il partito conservatore di David Cameron, obbligato a cavalcare i crescenti umori euroscettici che si stanno manifestando in Gran Bretagna, dove potrebbe tenersi nel 2017 un referendum inglese sulla permanenza o meno dell’isola nell’UE.

Per l’UE un calendario da affrontare tutto in salita, se non si vuole scivolare su un pericoloso piano inclinato.

1 COMMENTO

  1. Il problema delle proposte rinviate è un tema che pesa moltissimo sulla vita di ogni italiano (essendo una cifra prettamente italiana ahimè!).
    Accogliendo come buone alcune proposte da parte dei nostri parlamentari come quelle emerse dal cd. decreto del fare, ritengo che ancora molto sia da fare affinché la politica risponda veramente alle esigenze delle persone. Ad esempio è veramente assurdo che per “finanziare” il decreto da poco entrato in vigore siano state pensate nuove ed ulteriori accise sui carburanti che rischiano di annullare i benefici pensati nel suddetto decreto.
    Anche se il calendario dell’Unione Europea è fitto di rilevanti impegni, sarebbe auspicabile un suo intervento a ricordare all’Italia che si pone come Paese della zona euro ad avere il più alto tasso di tassazione sulle accise e a ricordarle di essere più vicino ai suoi cittadini..chissà, un riavvicinamento dell’Italia agli italiani porterebbe sicuramente anche ad un avvicinamento degli italiani all’Europa..

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