Parità di genere: molti passi avanti, ma servono ulteriori progressi

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La parità di genere è uno dei valori fondanti dell’Unione Europea, infatti viene sancito nel Trattato di Roma. In occasione della Giornata internazionale della donna, la Commissione europea ha presentato la relazione 2019 riguardante la parità tra donne e uomini all’interno dell’UE. La situazione appare positiva, la Commissione ha agito su più fronti per colmare il divario retributivo tra i due sessi e coniugare vita lavorativa e vita familiare, inoltre si è occupata a fondo della tragica questione della violenza sulle donne.

I risultati presentati dalla Commissione mettono in evidenza un relativo progresso e lasciano ben sperare, ma la strada per la totale parità è ancora lunga. La relazione  mette in luce aspetti di disparità salariale, la sotto rappresentanza femminile nei Parlamenti e negli organi  governativi nonché  il fenomeno del “soffitto di cristallo”. Nel primo caso bisogna evidenziare il fatto che, nonostante il tasso di occupazione femminile nell’UE abbia raggiunto il picco storico del 66,4 % nel 2017, la situazione varia da Stato a Stato; infatti nel 2018 otto Stati membri, tra cui l’Italia, hanno ricevuto raccomandazioni riguardanti il miglioramento della partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Per quanto riguarda la disparità di salario, è cosa nota ormai che le donne siano più esposte al rischio di povertà a causa della differenza di salari rispetto ai colleghi uomini (una media del 16%), divario che si è tradotto, nel 2017 in un divario pensionistico, del 35,7%. Non è da sottovalutare, in seguito, la minoranza di rappresentanti femminili nei parlamenti e negli organi governativi: sebbene l’attuale livello del 30.5% di donne con incarichi ministeriali sia il più alto da quando dati di tutti i Paesi dell’UE sono stati resi disponibili, le donne tendono a ricevere portafogli ritenuti meno prioritari dal punto di vista politico. Infine, ma non meno importante, il fenomeno del cosiddetto “soffitto di cristallo”, ovvero l’insieme delle barriere sociali e culturali che appaiono come un ostacolo insormontabile ma invisibile, al conseguimento della parità dei diritti e alla possibilità di fare carriera nel campo lavorativo. Questo fenomeno è fortemente presente nel mondo imprenditoriale, dove infatti, solo il 6,3 % delle posizioni di amministratore delegato nelle principali società quotate dell’UE è ricoperto da donne.

L’Unione Europea, è consapevole di queste limitazioni e sta lavorando a fondo per poterle abbattere. Ciò è dimostrato, ad esempio, dal recente accordo sulla direttiva relativa all’equilibrio tra attività professionale e vita familiare, che prevede 10 giorni di congedo di paternità retribuito dopo la nascita di un figlio, da indennizzarsi al livello del congedo per malattia e rafforza l’attuale diritto a un congedo paternale di 4 mesi.

All’interno delle Istituzioni europee è importante notare come nel Parlamento europeo, a novembre 2018, le donne rappresentavano il 36,4 % dei 749 membri, una percentuale leggermente più bassa rispetto al 2016. Tra tutti gli Stati spicca la Finlandia con una percentuale di parlamentari donne pari al 76,9%. Inoltre, all’interno della Commissione gli sforzi per raggiungere l’obiettivo del 40 % di donne nella dirigenza intermedia e superiore entro il 2019 si stanno realizzando : il 39% a tutti i livelli, il 37% a livello superiore e il 40% a livello intermedio.

L’UE ha a cuore la questione della parità di genere e la considera un diritto inderogabile e fondante di ogni Stato democratico, come è dimostrato dalla dichiarazione di Frans Timmermans, primo Vicepresidente della Commissione: “Tutto quello che chiediamo è: parità per tutti. Nulla di più, ma niente di meno. È ora che uomini e donne si adoperino insieme per la parità”. La Commissaria per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere Vĕra Jourová ha aggiunto: “Le donne sono ancora sottorappresentate in politica in tutta l’UE. Vorrei vedere più donne che si candidano alle elezioni”.

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