Nuvole sulle relazioni tra UE e Cina

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Sembra che il vento delle tranquille relazioni fra l’Unione Europea e la Cina stia cambiando di intensità e direzione. La Cina, ormai attore di peso sulla scena politica, economica e commerciale globale, è diventata oggetto di attenzioni, interpretazioni e analisi che stanno segnando le relazioni internazionali del 21mo secolo.

Desta particolare attenzione, in questi recenti anni, quella che è stata definita, sotto certi aspetti impropriamente, una  nuova guerra fredda fra Stati Uniti e Cina. Una guerra iniziata come guerra commerciale, fatta di accuse reciproche e di pratiche commerciali sleali, di imposizioni di dazi e di ritorno a protezionismi che mal si inseriscono in un sistema commerciale globale e multilaterale. Una guerra inoltre che si sta rapidamente trasformando anche in una guerra tecnologica dove le sanzioni e i dazi commerciali sembrano infatti passare in secondo piano rispetto a temi quali la 5G, i microprocessori, l’intelligenza artificiale o i computer quantistici. Tutti temi, tecnologie e capacità di ricerca attraverso i quali le due superpotenze si giocano il futuro della loro leadership mondiale.

Una situazione che ha chiamato inevitabilmente in causa l’Unione Europea, confrontata da una parte alla politica di Donald Trump dell’ “America first”, poco sensibile al multilateralismo commerciale e alle regole internazionali del WTO (Organizzazione mondiale del commercio) e con un obiettivo fisso di contenere l’espansionismo cinese. Dall’altra una Cina determinata a portare avanti il suo ambizioso progetto della nuova Via della Seta (Belt and Road Initiative), il gigantesco piano infrastrutturale volto a collegare Oriente ed Occidente, ad aumentare ed assicurare la connettività e l’integrazione commerciale e internazionale della Cina e a garantire un migliore accesso alle sue esportazioni ed importazioni. Una vera e propria strategia politica, economica e di politica estera alla quale l’Unione Europea aveva guardato con alcune riserve, malgrado l’intensificarsi dei suoi scambi commerciali con la Cina stessa.

Ma le difficoltà incontrate con la politica degli Stati Uniti da una parte e il fatto che ormai la Cina sia diventata il principale partner commerciale dell’Unione Europea nei primi sette mesi del 2020 (dati Eurostat della settimana scorsa), prendendo il posto degli Stati Uniti, ha spinto Bruxelles a definire meglio il suo futuro rapporto politico ed economico con la Cina. 

In un’attesa riunione che doveva svolgersi a Lipsia, poi ridotta ad un Summit virtuale, la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, il Presidente del Consiglio Europeo Charles Michel e la Cancelliera Merkel, in quanto Presidente di turno del Consiglio UE, hanno dimostrato fermezza e coesione nel rivendicare un ruolo strategico per l’Unione Europea, basato su una relazione più equilibrata e trasparente, sul rispetto delle regole per una concorrenza leale e sul rispetto del  multilateralismo. Non sono mancate le richieste per un maggiore impegno da parte della Cina nella lotta ai cambiamenti climatici, e soprattutto, non è venuta meno una chiara preoccupazione per il rispetto dei diritti umani e per la situazione ad Hong Kong.

Sembra quindi iniziare per l’Unione Europea una nuova sfida sulla scena internazionale, con un partner dalle concezioni politiche e di democrazia molto distanti dai valori della stessa Unione. Una sfida che, per le sue implicazioni chiama in causa anche le antiche e consolidate relazioni dell’Occidente. Una sfida non da poco e tutta da costruire.

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