Nuovo tentativo di Macron per la pace in Libia

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Il Vertice svoltosi a Parigi il 29 maggio scorso è stato giudicato “storico” da Ghassam Salamé, l’inviato ONU in Libia, mentre il  Presidente francese non ha esitato a definirlo un passo importante per la riconciliazione del Paese.

Organizzato dalla Francia, sotto l’egida delle Nazioni Unite e alla presenza di una ventina di Paesi, dell’Unione Europea (l’Italia era rappresentata dall’Ambasciatore italiano in Francia) e dell’Unione Africana, il Vertice rappresenta infatti un tassello significativo del protagonismo politico perseguito dal Presidente Macron nella difficile gestione della crisi libica.

Per la prima volta infatti, si sono riuniti intorno al tavolo dei negoziati i quattro attori principali della crisi libica : il Presidente del Governo di unità nazionale di Tripoli, Fayez al-Serraj,  il generale dell’Esercito nazionale libero Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica, il Presidente della Camera dei Rappresentanti Aguila Saleh Issa, basata a Tobruk e il Presidente dell’Alto Consiglio di Stato, Khaled al-Meshri, basato a Tripoli.

Insieme, hanno adottato una dichiarazione comune che, sebbene non firmata, mette al centro del loro impegno la tenuta di elezioni presidenziali e legislative per il prossimo 10 dicembre. E’ un impegno che richiede, in particolare, l’istituzione di una base costituzionale adeguata, nonché l’adozione, entro il 16 settembre, delle leggi elettorali necessarie per la tenuta del previsto doppio scrutinio. Non solo ma, al riguardo, l’impegno preso si spinge fino ad assicurare l’accettazione dei risultati delle elezioni da parte di tutti gli attori coinvolti e l’instaurazione di solidi dispositivi condivisi di sicurezza. Aspetti, questi ultimi che sollevano non pochi interrogativi perché si basano sul presupposto che si riesca a creare, entro i termini previsti, un vasto consenso nazionale, ad oggi ancora  molto lontano.

La dichiarazione dei quattro responsabili politici prevede quindi, a lungo termine, la riunificazione delle Istituzioni, con la Camera dei Rappresentanti che dovrebbe trasferirsi nella capitale, Tripoli, l’unificazione della Banca centrale libica nonché la riunificazione delle forze di sicurezza tra Est e Ovest del Paese.

Sono impegni che mettono in luce tutte le difficoltà della situazione in Libia, caratterizzata da una grave instabilità, da una profonda frattura istituzionale, da una forte frammentazione politica e sociale e, di conseguenza, da profonde divergenze sulla natura e la struttura dello Stato.

Sono purtroppo tanti i tentativi andati a vuoto di riportare pace e stabilità in Libia, a partire dalla caduta di Gheddafi nel lontano 2011. Il Presidente Macron è certamente consapevole della complessità politica del Paese e ha messo in evidenza l’importanza di raggiungere una stabilità non solo per il popolo libico, ma per l’intera regione e per la stessa Europa.

Sorgono tuttavia al riguardo nuovi ed inquietanti interrogativi sul raggiungimento degli obiettivi dichiarati al Vertice di Parigi, dovuti in particolare all’assenza di un’altra parte degli attori coinvolti nel conflitto libico. La mappa del potere in Libia è infatti segnata, ancor oggi, da diverse rivalità territoriali, che vanno dai poteri tribali e delle minoranze etniche alle milizie locali, una realtà che il Governo di unità nazionale di Serraj, riconosciuto dalla comunità internazionale, non è mai riuscito a risolvere.

Appare quindi indispensabile, al di là delle dichiarazioni e degli impegni presi a Parigi, continuare a mettere in campo tutte le risorse diplomatiche per garantire una partecipazione molto più vasta dei vari attori coinvolti. Si tratta in particolare di accompagnare un difficile e doloroso processo inclusivo di riconciliazione nazionale che garantisca, a lungo termine, una indiscussa accettazione di risultati elettorali e una effettiva consegna di sovranità al popolo libico.

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