Novità   sulle due sponde dell’Atlantico

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Per la politica e l’economia nazionale, l’avvio del mese di novembre tutto è stato meno che banale. Mentre le Borse continuavano la loro oscillazione e il sistema bancario internazionale viveva con il fiato sospeso, i primi segni inequivocabili dell’incombente recessione economica si manifestavano chiaramente nei Paesi più sviluppati. Due dati tra tutti: l’aggravamento della situazione occupazionale negli USA con gli indici più bassi degli ultimi quindici anni e le previsioni economiche dell’UE che registravano una «gelata» dell’economia europea, con alcuni Paesi bloccati su tassi di sviluppo sotto lo zero e tra questi l’Italia.
Praticamente unanime il commento delle autorità   monetarie e dei commentatori economici: il ricco Occidente sta entrando nel suo più grave periodo di recessione dopo gli anni Trenta e dovrà   conviverci a lungo, se va bene almeno per tutto il prossimo anno.
Su questo sfondo si è’ mossa la politica internazionale con alcuni avvenimenti di grande rilievo: la tutt’altro che scontata elezione del giovane Barack Obama a quarantaquattresimo presidente degli USA e le iniziative di un altro giovane presidente, quel Nicolas Sarkozy che stupisce gli europei alla guida dell’UE e che da luglio sta imprimendo nuovo dinamismo alla politica europea.
La lunga transizione prevista per l’Amministrazione americana, guidata ufficialmente da Obama solo il 20 gennaio prossimo, non consente oggi di comprendere appieno le sue opzioni in materia di politica economica e internazionale, anche se il suo programma elettorale annuncia svolte significative.
Meno arduo valutare gli orientamenti in proposito dell’Unione europea, il cui sistema complessivo di governo – a parte i ripensamenti e le piroette di alcuni suoi Stati membri, tra cui l’Italia – è caratterizzato da una sostanziale continuità   d’azione.
Su questa nostra sponda dell’Atlantico, in futuro probabilmente più vicina a quella americana, una data importante è stata segnata dal Consiglio europeo informale di Bruxelles il 7 novembre scorso. L’appuntamento dei capi di Stato e di governo non ha avuto nei media la visibilità   che avrebbe meritato: in Italia in particolare, dove all’abituale distrazione sulle vicende europee si è aggiunto lo sconcerto e la polemica seguita all’infelice battuta del presidente del Consiglio sull’»Obama abbronzato», battuta che non ha certo contribuito a migliorare l’immagine dell’Italia a Bruxelles.
Il Vertice europeo, convocato da Sarkozy, aveva l’obiettivo di concordare una piattaforma comune tra i 27 da portare nella riunione del G20 del 15 novembre a Washington, dove saranno presenti solo Germania, Regno Unito, Francia e Italia, oltre al presidente della Commissione europea.
Il risultato non scontato del Vertice è stata una forte convergenza sulla necessità   di mettere fine alla fiducia cieca nella capacità   del mercato di autoregolarsi: «Nessuna istituzione finanziaria, nessun segmento di mercato deve sottrarsi ad una regolamentazione adeguata o almeno ad un sistema di sorveglianza». Non è ancora l’avvio di un governo mondiale dell’economia nè di una politica economica comune europea, ad oggi solo soggetta a forme di coordinamento man mano più serrato, ma è chiaro che finalmente qualcosa si muove, in particolare tra i Paesi dell’UE che condividono la moneta unica.
I giorni e i mesi che verranno ci diranno quanto è servita e servirà   la severa lezione di questi mesi e quanto vecchi e nuovi responsabili politici sapranno dare una risposta alla sfida che abbiamo davanti. L’Unione europea ha dalla sua l’esperienza di una «economia sociale di mercato» che potrebbe insegnare qualcosa anche oltre Atlantico. A patto che nel frattempo alcuni suoi Stati membri non facciano di tutto per distruggere un modello sociale europeo che tanto ha contribuito alla civiltà   del nostro continente.

1 COMMENTO

  1. decisamente siamo molto lontani da una politica economica europea, per la quale più delle buone intenzioni sarebbe necessaria in primo luogo una politica fiscale europea…senza questo strumento, infatti, ogni azione comune in materia di politica economica è destinata a essere vana…”rilassare” il patto di stabilità  è stata sicuramente una scelta saggia in questo momento di recessione, ma non dotarsi di alcuno strumento sostitutivo potrebbe costituire un boomerang per la zona euro…

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