Non solo economia al G7 di Hiroshima

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I sette Paesi economicamente più avanzati al mondo si sono riuniti dal 19 al 21 maggio a Hiroshima, città simbolo degli orrori provocati nel 1945 dalla bomba atomica. Sette Paesi che si incontrano da anni per discutere di coordinamento delle politiche economiche e finanziarie, temi che, con il passare del tempo, sono stati messi spesso in secondo piano per far fronte ad altre rilevanti sfide. Del resto, il peso economico del G7 nel PIL mondiale è passato dal 50% nel 1980 a poco più del 30% al giorno d’oggi, rivelando in tal modo l’evoluzione e il peso di nuovi attori e potenze sulla scena globale.  

Il forte richiamo ad Hiroshima voluto dal Giappone, padrone di casa del G7, le sfide nucleari odierne indotte dalla guerra della Russia all’Ucraina, il ruolo sempre più importante della Cina sulla scena internazionale, i cambiamenti sempre più evidenti e importanti negli equilibri geopolitici e geoeconomici mondiali e l’intelligenza artificiale erano i temi messi all’ordine del giorno e discussi dai sette leader. Presenti alcuni invitati di peso, fra i quali l’India e il Brasile, due Paesi alla ricerca di un ruolo in quello spazio geopolitico ancora indefinito del non allineamento, identificato come Sud globale, in dialogo sia con l’Occidente ma anche con Russia e Cina. 

La guerra in Ucraina, con l’inattesa presenza del Presidente Zelensky, ha avuto la conferma unanime da parte dei leader per un rinnovato sostegno militare e finanziario, forniture di aerei da combattimento F-16, istruzione e formazione militare nonché nuove sanzioni alla Russia. Un sostegno che, ad ormai più di un anno di guerra, prende sempre più in considerazione, da parte dell’Occidente, la via militare per una vittoria ucraina, lasciando pochi spazi a sforzi di diplomazia o ad altri strumenti per fermare la guerra e per raggiungere uno spazio condiviso di dialogo e di mediazione.

Un sostegno che il Presidente Zelenski cerca instancabilmente di ottenere anche al di là degli alleati occidentali, come dimostra la sua recente partecipazione a Gedda al Vertice della Lega araba, che per la prima volta, dopo dodici anni, riaccoglieva il dittatore siriano Bashar al Assad, sopravvissuto alla guerra e alla feroce repressione del suo popolo grazie al sostegno di Putin. 

Che gli scenari geopolitici siano in rapido mutamento e abbiano fatto da sfondo al G7 mettendo in evidenza le faglie di conflittualità e tensioni è dimostrato anche dalla riunione che si è svolta, nello stesso momento, nel centro della Cina, a Xi’an fra Xi Jinping e i leader dei cinque Paesi dell’Asia centrale, un tempo parte dell’Unione Sovietica: Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan, Tagikistan e Turkmenistan. Assente di spicco alla riunione la Russia e il suo Presidente Putin, impegnato in una guerra devastante, dal quale le cinque Repubbliche stanno prendendo le distanze per avvicinarsi a Pechino e ai suoi progetti di sviluppo di vie commerciali per raggiungere l’Europa, snodo strategico per la realizzazione della Nuova Via della Seta.

Inutile dire che da questo contro vertice del G7, partivano, da parte della Cina, messaggi relativi a quelle che Pechino considera temi sensibili: dalle relazioni conflittuali con gli Stati Uniti, in particolare per quanto riguarda la sicurezza a Taiwan e nell’Indo Pacifico, alle relazioni economiche internazionali e alle pressioni sulla Russia nel quadro del piano di pace cinese. 

Ed è in questo contesto di cambiamenti dei rapporti strategici mondiali che, alla chiusura del G7, il Presidente Zelenski ha lasciato sul tavolo un punto in sospeso e una possibile apertura: la convocazione a luglio di un vertice internazionale dedicato alla formula di pace ucraina, il Vertice della maggioranza globale.

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