Nell’UE una presidenza semestrale a trazione tedesca

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Dal 1958 al 2010 il compito di guidare politicamente prima la Comunità e poi l’Unione Europea era affidato con turni semestrali ai Paesi membri in rigoroso ordine alfabetico. Con il passare degli anni quella funzione è andata indebolendosi, anche per le turnazioni a intervalli troppo lunghi per garantire continuità di orientamento. Con il Trattato di Lisbona, dal 2010 il Consiglio europeo dei Capi di Stato e di governo è dotato di una presidenza permanente con un mandato di due anni e mezzo rinnovabile: oggi il Presidente è il belga Charles Michel che può contare sull’affiancamento della sopravvissuta presidenza semestrale per coordinare le molte riunioni del Consiglio dei ministri settoriali. Un’evoluzione che fa dire a molti che la presidenza semestrale ormai incide politicamente poco visto, il trasferimento di potere di orientamento assorbito dal Consiglio europeo. Che sia sempre così dipende.

Dipende da chi detiene la presidenza semestrale e dalla congiuntura politica nella quale viene esercitata. Dal 1° luglio al 31 dicembre è di turno la Germania: l’ultima volta fu tredici anni fa, oggi le tocca per la tredicesima volta, quanto basta per stimolare chi è superstizioso e far sperare a tutti che la ricorrenza porti bene. Ce n’è bisogno: la congiuntura politica, sociale ed economica è tra le più difficili della storia del processo di integrazione europea e non è banale che ad affrontarla sia la Germania, con alla guida Angela Merkel nella parte finale del suo lungo mandato di ormai 15 anni alla Cancelleria.

La congiuntura economica la conosciamo: secondo le ultime previsioni del Fondo monetario internazionale (FMI), il Prodotto interno lordo (PIL) è in caduta libera attorno al 10% nell’UE e al 12% in Italia; i debiti pubblici degli Stati membri in vorticosa ascesa, con l’Italia sulla soglia del 160% sul PIL. Le conseguenze sociali sono da brivido con una contrazione dell’occupazione che ci riporta indietro negli anni e i livelli di povertà che salgono, a fronte di un sistema di Welfare inevitabilmente sotto pressione, con rischi di esplosione di conflitti nei nostri territori, sperando che non vi sia un ritorno di pandemia nei mesi prossimi.

Evidente anche l’impatto sulla politica nazionale ed europea: i governi dei Paesi UE hanno in genere perso consenso in occasione della lotta al Covid-19, in particolare nel passaggio alla fase 2 e 3; le opposizioni hanno colto l’occasione per proporsi come alternativa, non sempre dimostrando senso di responsabilità e preoccupazioni per la coesione nazionale. Non poteva sfuggire a questo disagio la politica europea, incerta all’inizio della pandemia, ma poi capace di un sorprendente rimbalzo grazie alla proposta di intervento franco-tedesca e a quella del “Piano per la ripresa” della Commissione europea.

E’ difficile anche la congiuntura politica internazionale: basti ricordare i conflitti in corso nell’area mediterranea (compresa l’annessione israeliana di territori palestinesi), il protagonismo economico della Cina, le ambiguità della Russia e le impennate fuori misura di Donald Trump alla disperata ricerca a novembre di un secondo mandato. Come dire che non mancheranno i temi all’ordine del giorno della presidenza semestrale tedesca che dovrà anche affrontare all’interno dell’UE due altri nodi non facili da sbrogliare: quello della secessione del Regno Unito a fine anno e il difficile negoziato per il bilancio UE 2021-2027, dal quale dipende anche il buon esito del “Piano per la ripresa”, con una decisione attesa entro l’estate.

Nell’incontro dei giorni scorsi tra Angela Merkel e  Emmanuel Macron, la ricostituita coppia franco-tedesca, ha confermato le proprie proposte, impegnandosi a trovare il consenso anche dei Paesi che a quella proposta si oppongono. L’Italia, che nei mesi scorsi si era mossa bene costruendo utili alleanze, sembra adesso sui bordi del campo, bloccata per ora dallo sconcertante rifiuto dei 37 miliardi di euro disponibili con il Meccanismo europeo di stabilità (MES). Un atteggiamento che non aiuta Angela Merkel a condurre in porto la trattativa sul “Piano per la ripresa” e indebolisce ulteriormente la credibilità dell’Italia. E davvero in un momento come questo non ce ne sarebbe proprio bisogno.

1 COMMENTO

  1. Purtroppo da sempre noi italiani soffriamo di una buona dose di strabismo politico.
    Da una parte abbiamo il borbottare di una destra grossolana e pericolosa, dall’altra la maggioranza in continua fibrilazione su assurde posizioni preconcette di una parta della stessa che non ammette la diversa ed estramamente utile modulazione del MES.
    Si ribadisce pertanto l’urgente necessità di una ripresa di coscienza unitaria da parte ti tutte le componenti progressiste in campo per ridurre al massimo quanto svilsce l’attività politica in generale, ora impegnata verso le reginali, dando prova di autosufficenza nella gestione della politica interna e rassicurare i pertner europei che stanno facendo del loro meglio!
    Con un cordiale saluto auguro buona continuazione.

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