Macron, Trump e i problemi del mondo

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Si è conclusa l’attesa visita del Presidente francese Emmanuel Macron al Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Sul tavolo delle discussioni e sullo sfondo di una teatrale esibizione di amicizia, sono stati trattati i grandi dossier del mondo, sui quali i due Presidenti hanno dimostrato vicinanze di vedute, ma anche e soprattutto divergenze di approcci e di prospettive politiche. Divergenze più diluite nell’incontro bilaterale fra i due Presidenti, molto più marcate invece nel discorso di Macron davanti al Congresso, in assenza dello stesso Presidente Trump. Un Congresso che gli ha riservato calorosi applausi, e dalla cui tribuna Macron non ha parlato solo al popolo americano ma al mondo intero.

I temi trattati non erano da poco, a cominciare dall’accordo di Parigi, il più importante Trattato esistente per contrastare il riscaldamento globale, dal quale gli Stati Uniti si sono ritirati l’anno scorso in un’ipotetica attesa di un nuovo accordo con impegni e sforzi diversi. Occasione per Macron per ricordare, davanti al Congresso, che non esiste un Pianeta di riserva e che si fa sempre più pressante l’urgenza di uno sforzo comune, a livello mondiale, per ridurre le emissioni di gas serra.

Altro tema di rilevante importanza politica ed economica è stato quello relativo alle guerre commerciali che il Presidente Trump minaccia costantemente di attuare sull’onda della sua parola d’ordine “America first”, del suo nazionalismo e del suo isolazionismo. Macron ha al riguardo messo in guardia contro tali visioni politiche proponendo, al contrario, un “multilateralismo forte”, in grado di correggere le distorsioni provenienti dalla globalizzazione, di promuovere scambi commerciali liberi ed equi e di risolvere le eventuali dispute commerciali in seno al WTO (World Trade Organisation”). Una visione fortemente apprezzata dai membri democratici del Congresso e che sottolinea non solo la distanza fra i due Presidenti, ma anche quella fra i due schieramenti politici statunitensi.

Infine, Macron e Trump hanno affrontato anche il tema più caldo dell’accordo nucleare con l’Iran, fortemente voluto dall’ex Presidente Obama e sul quale pesa ora la minaccia di un ritiro da parte degli Stati Uniti. Una prospettiva che inquieta giustamente tutti gli altri firmatari dell’accordo, Iran in primo luogo, il quale non ha esitato a dichiarare di non sentirsi più vincolato dagli obblighi internazionali di sospensione delle attività di arricchimento dell’uranio, in caso di ritiro da parte degli Stati Uniti. Come al solito, a tale dichiarazione sono seguite le forti, rozze e apocalittiche minacce da parte del Presidente Trump, che non fanno ben sperare sul corretto tenore diplomatico necessario per un eventuale futuro dialogo con l’Iran.

Il Presidente francese, in queste condizioni, ha aperto alla prospettiva di un rinegoziato dell’accordo, suscitando in tal modo sorpresa e riserbo da parte di Gran Bretagna, Germania e Unione europea, senza contare l’opposizione di Mosca.

Appare abbastanza chiaro quanto pericoloso possa essere ora rimettere in discussione un accordo faticosamente raggiunto dopo anni di negoziato, volto in particolare a limitare la capacità nucleare di un Paese situato nel cuore di un Medio oriente in preda a guerre e conflitti che si incrociano con interessi strategici ed economici e che impegnano potenze globali e regionali. Le direttrici inoltre su cui si baserebbe un rinegoziato, cosi’ come presentate da Macron e Trump, corrono su scenari politici estremamente sensibili, a partire dall’esigenza di un contenimento dell’influenza iraniana in Medio Oriente e ad un non ben definito accordo sulla guerra in Siria.

Ma sarà solo il 12 maggio prossimo che il Presidente Trump prenderà la sua storica decisione di rimanere dentro o fuori l’accordo, prendendosi, da solo, la responsabilità di vita e di morte di un documento sottoscritto, oltre che dall’Iran, da europei, russi e cinesi e consegnato in una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU. Una brutta prospettiva per la tenuta, la credibilità e l’affidabilità del diritto e degli accordi internazionali.

Subito dopo la visita del Presidente Macron, è stato il turno della Cancelliera Merkel. Niente onori particolari e una visita durata solo tre ore, a sottolineare la scelta, da parte di Trump, del suo interlocutore privilegiato in Europa.  Stessi temi sul tavolo, stesse divergenze e una sola certezza : la debolezza e la divisione dell’Europa di fronte alla pericolosa e imprevedibile politica degli Stati Uniti di Trump.

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