L’Unione Europea e il nuovo partenariato con l’Africa

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I rapporti dell’Europa con il grande continente africano sono carichi di una lunga e complessa storia nella quale si intrecciano colonialismi europei dalla memoria sempre tenace, tentativi di generose ma limitate cooperazioni allo sviluppo e, in particolare in questi ultimi anni, sofferte migrazioni africane verso un’Europa sempre più orientata a chiudere le sue porte.

Se il passato di queste relazioni ha lasciato profonde tracce e ferite, il presente dell’Africa continua ad offrire, in questo inizio di XXI secolo, un quadro allarmante. Sembrerebbe quasi inopportuno ricorrere ad alcuni dati per illustrare sommariamente la situazione, tanto questi dati sono seri: malgrado le sue ricchezze naturali, l’Africa è il continente più povero della Terra, aggredito da una costante insicurezza economica, privo, in molti Paesi, di tradizioni e Istituzioni democratiche, pervaso dalla corruzione, in preda un po’ ovunque a conflitti e guerre civili, sprovvisto di autentica solidarietà sanitaria in tempo di pandemia e, ora più che mai, sotto le minacce di un dilagante terrorismo.

In questo contesto, la popolazione africana, contrariamente a quella europea, cresce a vista d’occhio: altri dati infatti ci dicono che entro il 2050 l’Africa subsahariana arriverà a contenere il 23% della popolazione mondiale (oggi 15%), vale a dire 2,3 miliardi circa di persone. Non solo, ma alla stessa data, metà di tale popolazione avrà un’età inferiore ai 26 anni.

Al di là di ogni considerazione storica, il futuro dell’Africa è quindi un insieme di grandi sfide di sviluppo che vanno ben al di là dell’Africa stessa e coinvolgono in primo luogo l’Europa. In visita a Dakar per incontrare il Presidente Macky Sall, Presidente di turno anche dell’Unione Africana, Ursula von der Leyen ha annunciato l’impegno finanziario dell’Unione all’orizzonte 2027: 150 miliardi di Euro, la metà circa di quei 300 miliardi di investimenti pubblici e privati destinati alla nuova strategia UE, denominata “Global Gateway” (ingresso globale) volta a tessere una rete globale di infrastrutture per favorire la connessione tra l’Europa e il resto del mondo. Al riguardo, la Commissione ha precisato che si tratterà di investimenti che “rispetteranno i più alti standard sociali e ambientali e saranno in linea con i valori democratici dell’Unione europea e con le norme internazionali”. Una strategia e uno strumento che dovrebbero dare senso e concretezza all’ambizione geopolitica dell’Unione, a migliorare e rafforzare le sue relazioni commerciali e rispondere soprattutto alla disinvolta e tentacolare strategia cinese della nuova Via della Seta. Ma non solo, gli attori globali intenti a tessere nuove strategie per l’Africa sono ormai molteplici, dalla Russia alla Turchia, dall’India ad alcuni Paesi del Golfo, prospettiva che rende quanto mai complesso il futuro del nuovo Partenariato Africa/Europa.

L’Unione Europea punta infatti a partenariati con l’Africa per una transizione verde e per l’accesso all’energia, per la trasformazione digitale, per una crescita sostenibile e creatrice di occupazione, per la pace e la buona governance, per la protezione dell’ambiente e contro il riscaldamento climatico, per uno sviluppo delle infrastrutture, per la salute e per l’istruzione, per le migrazioni e la mobilità.

Ma la competizione in Africa con altri attori internazionali porterà l’Unione a misurarsi anche con altri modelli politici. Sarà quindi importante che l’Unione metta al primo posto della sua nuova agenda politica la difesa e lo sviluppo della democrazia, dello stato di diritto e, soprattutto, un ascolto e una risposta alle aspirazioni, ai bisogni e ai diritti del popolo africano.

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