L’Unione Europea di elezione in elezione

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E’ buon segno il ritmo serrato di elezioni che può ancora permettersi la democrazia rappresentativa europea: i suoi cittadini possono regolarmente esprimersi a più livelli, da quello locale a quello nazionale fino a quello europeo. A quest’ultimo si sono espressi lo scorso 26 maggio, confortando l’area politica di orientamento europeista, determinata a proseguire sulla strada dell’integrazione europea e a contrastare i rigurgiti nazional-populisti largamente diffusi in Europa.

Particolarmente intenso l’esercizio elettorale ai livelli nazionali e regionali in diversi Paesi UE durante quest’ultimo mese.

Domenica scorsa, 27 ottobre, due consultazioni regionali hanno lanciato all’UE segnali di diversa rilevanza: in Umbria, regione di ridotta popolazione, con il trionfo di una destra sempre più estrema, cui hanno fatto eco elezioni ben più importanti in Turingia, Land della Germania dell’est con oltre 2 milioni di abitanti, dove l’estrema destra dell’Afd, con simpatie filo-naziste, ha raddoppiato i voti in competizione con la sinistra di Link, primo partito, che l’ha superata con il 30% dei consensi, con il risultato di una polarizzazione politica che renderà difficile il governo della regione.

Naturalmente di ben più importante rilevanza altri tre appuntamenti elettorali recenti per elezioni politiche nazionali. 

Ha cominciato l’Austria il 29 settembre con la vittoria del centro-destra “flessibile” del Cancelliere uscente, Sebastian Kurz, rafforzatosi anche a spese dell’estrema destra, coinvolta in scandali, e con il ritorno in Parlamento dei Verdi. Da segnalare l’alta partecipazione al voto, sopra la soglia del 75%.

E’ stata quindi la volta, il 6 ottobre, del Portogallo con la vittoria del Primo ministro uscente, il socialista Antonio Costa, seguito a distanza di 10 punti dal partito socialdemocratico, terzo arrivato il blocco delle sinistre radicali. Hanno partecipato al voto il 54% degli aventi diritto.

Qualche giorno dopo, il 13 ottobre, si sono svolte le elezioni legislative in Polonia: alla bassa partecipazione al voto, appena il 48% di elettori, è corrisposta una vittoria netta, vicina alla maggioranza assoluta, del partito di destra nazionalista di Diritto e Giustizia (PiS) con oltre il 43% e un ingresso in Parlamento di sinistra ed estrema destra.

Altre consultazioni elettorali nazionali proseguiranno in novembre, prima in Spagna (per la quarta volta in quattro anni, di cui due nel 2019) e poi in Romania per la Presidenza della Repubblica, per la quale si prevede la conferma del presidente uscente, Klaus Iohannis, del partito liberale.

Il bilancio finale di questo anno elettorale consegnerà molto probabilmente all’Unione Europea una mappa politica ampiamente variegata, con quadri politici fragili, come in Germania, Spagna e Italia, più stabili in Portogallo, con netto orientamento a sinistra e in Austria, collocata in uno spazio flessibile di centro-destra e in Polonia, fortemente radicata su posizioni conservatrici e nazionaliste, con derive illiberali come nella vicina Ungheria.

Sarà dentro questa mappa che l’UE, libera al più tardi il prossimo 31 gennaio prossimo dalla vicenda infinita di Brexit, dovrà affrontare il nuovo ciclo istituzionale 2019-2024: per le sue politiche, uno slalom dove ci sarà ad ogni curva il rischio di andare fuori pista o, se va bene, di perdere velocità. 

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