Lunedì 12 giugno: giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile

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Si celebra oggi, lunedì 12 giugno, la giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile.

La creazione della giornata è stata promossa nel 2002 dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), la quale ha fatto dell’eliminazione del lavoro minorile uno degli obiettivi principali sin dalla sua fondazione nel 1919.

Anche l’Agenda ONU 2030 ne ha fatto uno specifico obiettivo, l’8.7, il quale si propone di “Prendere provvedimenti immediati ed effettivi per sradicare il lavoro forzato, porre fine alla schiavitù moderna e alla tratta di esseri umani e garantire la proibizione ed eliminazione delle peggiori forme di lavoro minorile, compreso il reclutamento e l’impiego dei bambini soldato, nonché porre fine entro il 2025 al lavoro minorile in ogni sua forma”.

Per lavoro minorile si intende quello in grado di mettere il minore in pericolo o di danneggiarlo, in violazione della legislazione internazionale e nazionale, privandolo della possibilità di acquisire un’istruzione. Non è da considerarsi lavoro minorile, invece, la partecipazione ad attività lavorative che non interferisce con lo sviluppo del minore e non lo priva della possibilità di andare a scuola, come accade nel caso del lavoro domestico o della partecipazione alle attività dell’impresa familiare. 

Negli ultimo ventennio si sono registrati significativi progressi in materia ma gli ultimi anni – complici la pandemia, i conflitti, le crisi economiche, etc. – hanno invertito la tendenza, spingendo molte famiglie in condizioni di povertà e costretto nuovamente milioni di minori a lavorare. 

Attualmente si stima siano 160 milioni i bambini costretti a lavorare, ossia uno su dieci: 72 milioni di loro si trovano in Africa, 62 milioni in Asia e nel Pacifico.

Per approfondire: la giornata sul portale delle Nazioni Unite

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