Luci e ombre nelle decisioni del Consiglio europeo

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Il buon risultato del Consiglio europeo dei Capi di Stato e di governo che ha liberato risorse imponenti per rispondere alla crisi indotta dalla pandemia non ha fatto felici tutti. Di relativa importanza le critiche “comunque” dei sovranisti nostrani, che vi hanno visto una “fregatura grossa come una casa” dell’Unione Europea a spese degli interessi nazionali o vi hanno intravisto, non senza qualche ragione, un’ulteriore erosione alla sovranità dei Paesi UE. Meritevole di maggiore attenzione è la reazione del Parlamento europeo, formalizzata con una Risoluzione adottata a larghissima maggioranza nella sessione del 23 luglio.

Alle 67 pagine delle Conclusioni del Consiglio europeo nella sessione straordinaria dal 17 al 21 luglio il Parlamento europeo ha risposto con un puntiglioso documento in 27 punti che non fa sconti ai 27 Capi di Stato e di governo UE, ma anche alla stessa Commissione europea, tradizionale alleata dell’Assemblea di Strasburgo.

Dopo aver reso omaggio alle vittime del Coronavirus e apprezzato l’adozione del “Piano per la ripresa”, quello dei 750 miliardi di euro provenienti da un debito comune europeo, giudicandolo un passo avanti “storico”, la Risoluzione esprime severe critiche al prevalere degli interessi nazionali, rimprovera ai Capi di Stato e di governo di non avere affrontato il problema dei rimborsi dei prestiti deliberati,  varco verso una fiscalità europea, deplora di non aver assicurato una risposta urgente alla crisi, rinviando l’attivazione del Piano al 2021, e annuncia che a proposito del bilancio 2021-2027 il Parlamento farà valere le proprie prerogative di Autorità di bilancio e non accetterà un fatto compiuto.

Quest’ultima considerazione consente di chiarire limiti e competenze del Parlamento rispetto alle decisioni del Consiglio europeo: mentre sul “Piano per la ripresa” il Parlamento non ha un formale potere di intervento, sarà invece vincolante la posizione che esprimerà dopo l’estate sul bilancio 2021-2027.

Nei giorni scorsi il Parlamento europeo ha da una parte sostenuto, pur con qualche riserva, la proposta della Commissione europea sul “Piano per la ripresa”, cui dedica incoraggianti considerazioni di natura politica e, dall’altra, chiede alla Commissione di resistere sui tagli che i governi nazionali hanno operato sulla sua proposta di bilancio. 

Il dibattito ha fatto registrare un evidente imbarazzo di Ursula von der Leyen, coinvolta nel compromesso raggiunto a Bruxelles dove, per salvaguardare il “Piano per la ripresa” ha dovuto cedere su alcuni importanti capitoli del bilancio 2021-2027 come la transizione energetica, la ricerca e l’innovazione, il sostegno alle imprese e la cooperazione internazionale. 

La Risoluzione del Parlamento europeo ha già chiaramente fatto registrare sul “Piano per la ripresa”, insieme con un sostanziale apprezzamento, anche importanti dissensi nei confronti del Consiglio europeo e serie riserve sull’atteggiamento della Commissione: una posizione che gli ha consentito di raccogliere una largo consenso, dai liberali all’estrema sinistra, con 465 voti favorevoli, 150 contrari e 67 astensioni.

Per la cucina interna italiana, da segnalare a Strasburgo la spaccatura della maggioranza di governo a proposito dell’utilizzazione del Meccanismo europeo di stabilità (MES) con Partito democratico, Italia viva e Liberi e uguali e Forza Italia favorevoli e il Movimento Cinque stelle contrario.

Spettacolo non proprio nuovo a al Parlamento europeo, dove i Cinque stelle avevano consentito a Ursula von der Leyen di raggiungere la maggioranza per la sua investitura, esprimendosi poi in senso contrario in altre occasioni. Un anticipo di una possibile frattura nella maggioranza di governo e nell’opposizione quando il MES sarà all’ordine del giorno nel Parlamento italiano. 

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