Lo sbarco di Trump in Europa

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Chissà se al governo italiano, quando scelse Taormina per la riunione annuale del G7, quello dei Sette Paesi ricchi del mondo, venne in mente lo sbarco degli americani in Sicilia nel luglio del 1943? O, più vicino a noi, i quotidiani sbarchi oggi di migranti sulle coste meridionali d’Italia? Forse adesso quei riferimenti saranno venuti in mente a qualcuno e prodotto qualche utile riflessione.

L’incontro del G7 a Taormina è avvenuto in un quadro geopolitico mondiale in corso di sconvolgimento, nuove potenze emergenti si stanno facendo strada e gli USA devono guardarsi sul fronte del Pacifico, ritornare a prestare attenzione all’area mediterranea, dove si affaccia la Russia, ma senza dimenticarsi dell’Atlantico. Altroché “America first” e ripiegamento isolazionista: Trump ha cominciato il suo apprendistato in politica estera con un viaggio importante in Medioriente e in Europa. Dei suoi incontri in Medioriente si parla in altra parte del sito di APICE, limitiamoci qui alla sua scorribanda in Europa, cominciando da un suo luogo altamente simbolico, come il Vaticano, per un primo incontro con papa Francesco, per poi proseguire a Bruxelles e ritornare in Italia, a Taormina.

Nell’incontro con papa Francesco c’è chi ha voluto vedere un tentativo di disgelo tra due interlocutori sideralmente lontani tra di loro per storia, ruolo e legittimazione internazionale, al punto da concludere che “non c’era partita”, sproporzionata la statura morale del Papa rispetto a quella del Presidente USA. A Trump resteranno certo nella memoria le parole del papa, a noi il regalo all’ospite americano dell’enciclica “Laudato sì” e l’invito a non distruggere ulteriormente il pianeta.

A Bruxelles, dove Trump avrà forse cominciato a capire dov’era, due gli incontri in programma: uno, di imbarazzata cortesia, alle Istituzioni europee e l’altro nella “sua” alleanza militare, la NATO, prima dichiarata “obsoleta” e adesso messa sotto pressione perché gli alleati ne paghino i costi crescenti in questa pericolosa stagione di riarmo globale, con l’invito alla NATO a entrare nella battaglia al terrorismo.

Ma Trump era atteso soprattutto a Taormina per la riunione del G7.

Il suo sbarco in Sicilia ha avuto tutte le caratteristiche di chi si crede ancora padrone del mondo e la Presidenza italiana di turno ha dovuto lottare per mettere sul tavolo nell’ordine del giorno, oltre i temi abituali dell’economia e del commercio, anche quelli di maggiore rilevanza politica come quello della lotta al surriscaldamento climatico, delle migrazioni e del terrorismo.

I pochi risultati raggiunti sono raccolti in un comunicato finale insolitamente breve, tanto modesti sono stati gli accordi raggiunti. Si va da un’intesa di principio sulla lotta al terrorismo alla conferma del diritto di rafforzare le frontiere a difesa della sovranità nazionale fino a una provvisoria tregua sul fronte caldo del protezionismo commerciale e su quello del rispetto dell’accordo di Parigi sul clima.

Troppo poco, nonostante lo sforzo generoso della Presidenza di turno italiana, quando si pensa al potenziale economico e politico di quei Sette Signori del mondo, cosiddetto libero, e al costo fuori misura dello spettacolo offerto.

Inquieta ancora di più la prospettiva che si apre su un mondo dove è saltato il disegno delle alleanze occidentali e non solo, con gli USA soli contro tutti, Giappone compreso. Un segnale chiaro sulle difficoltà future per accordi multilaterali e per le Istituzioni del pianeta ONU e altre, luoghi di negoziati talvolta infruttuosi ma sempre pacifici e civili.

Capiremo meglio come si va ridisegnando il mondo quando a incontrarsi, al G20 in Germania a luglio, saranno i Venti Signori delle principali economie del mondo e i Sette dovranno aggiungere un posto a tavola per Cina, India, Russia e compagnia: auguri a Angela Merkel, che lo presiederà in piena campagna elettorale e all’Unione Europea alla ricerca di un proprio urgente rilancio.

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