L’incerto futuro dell’Ucraina

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Il 21 aprile scorso, al secondo turno delle elezioni presidenziali, gli ucraini non hanno avuto dubbi : con il 73% dei voti, quasi un plebiscito, hanno consegnato la vittoria e le redini del Paese al giovane Volodymyr Zelenskyj. E’ stata quindi una pesante sconfitta per l’ex Presidente Petro Poroshenko, una sconfitta che racchiude tutte le delusioni di una popolazione che ha vissuto con gravi difficoltà gli ultimi cinque anni della sua storia.

Il voto di domenica scorsa, più che esprimere una visione del futuro, ha messo in particolare evidenza tutto quello che l’Ucraina rifiuta e ha in particolare identificato con la presenza di Poroshenko al potere : una corruzione dilagante e un’oligarchia senza scrupoli, la guerra ancora in corso nel Donbass, una povertà e condizioni di vita in continuo degrado.

Molte sono tuttavia le incognite insite nelle future politiche di Zelenskyj, il quale, balzato improvvisamente sulla scena politica da una carriera di attore, non ha precisato o approfondito le sue intenzioni agli ucraini, tanto da far crescere i dubbi sugli orientamenti futuri del Paese. Ma questo non ha minimamente turbato gli elettori, certi di preferire un futuro incerto o, come definito da alcuni media, un salto nel buio, piuttosto che continuare un percorso con una classe politica ormai screditata.

Le sfide che si presentano al nuovo Presidente sono quindi importanti, sia sul piano interno che su quello esterno e di politica internazionale. In primo luogo, in politica interna, premono le gigantesche attese per un forte cambiamento  istituzionale e amministrativo, sul quale peseranno le resistenze di chi non ha interesse ad alcun cambiamento ; in secondo luogo sarà necessario affrontare le condizioni economiche disastrose del Paese e l’aumento della povertà. Secondo un rapporto del Fondo Monetario Internazionale (FMI), pubblicato nell’ottobre scorso, l’Ucraina, in termini di PIL pro capite, è diventata il Paese più povero d’Europa. L’emigrazione verso altri Paesi europei, alla ricerca di lavoro e di migliori condizioni di vita, continua a crescere, coinvolgendo in questi ultimi anni più di due milioni di persone.

E’ tuttavia legata al degrado economico e sociale anche la guerra dei separatisti che dura ormai da cinque anni nel Donbass, ultima guerra ancora in corso agli immediati confini orientali dell’Europa. Sul versante della politica estera, è una guerra che chiama direttamente in causa i rapporti fra l’Ucraina e la Russia da una parte e l’Unione europea e la NATO dall’altra. Una sfida enorme per il nuovo e giovane Presidente che dovrà conciliare politiche estremamente sensibili e cariche di risvolti che vanno ben al di là degli interessi della sola Ucraina. Come timidamente annunciato in campagna elettorale, Zelensky dovrà  manovrare per favorire un negoziato di pace nel Donbass, attraverso, dopo gli anni difficili di Poroshenko, un nuovo dialogo e rapporto con Mosca e il rilancio degli Accordi di Minsk.

Nello stesso tempo, Zelenskyj ha confermato, come politica di lungo termine e respiro, maggiore integrazione con l’Unione Europea e la NATO, lasciando tuttavia la scelta dell’adesione ad un futuro referendum popolare.

Si coglie, attraverso queste grandi sfide, tutta l’importanza delle scorse elezioni in Ucraina e solo le prossime scelte politiche del giovane leader potranno dire in quale direzione vorrà navigare il Paese. Saranno tuttavia scelte che chiameranno inevitabilmente in causa non solo l’Unione Europea e i suoi Stati membri, ma anche il futuro delle relazioni dell’UE con la Russia, nonché la stabilità ai nostri immediati confini orientali.

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