L’Europa guarda allo Stato della Palestina

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In un contesto regionale mediorientale oggi più che mai attraversato da grandi instabilità, da vecchie e nuove guerre, da confronti religiosi sempre più incrociati con la politica, le attenzioni rivolte recentemente alla Palestina da parte, in particolare, di molti Paesi europei, gettano una luce di speranza sul futuro di negoziati di pace con Israele.

Il percorso del riconoscimento di uno Stato palestinese è parte integrante dei negoziati di pace, sostenuto da gran parte della comunità internazionale, e unica via per riportare giustizia e futuro a un popolo al quale è stato tolto, da settant’anni a questa parte, il diritto inalienabile a una terra e ad una sovranità. I negoziati di pace, si sa, hanno avuto fasi alterne, con le speranze maggiori al momento degli accordi di Oslo del 1993, seguiti poi da ripetuti tentativi di negoziato fino ai giorni nostri e che non hanno portato ad alcuno spiraglio di pace, anzi. L’ultima guerra combattuta fra Israele e Gaza, nel luglio scorso, oltre alle sofferenze e alle distruzioni di cui siamo stati testimoni, ha messo in evidenza anche un nuovo aspetto della pericolosità di uno stallo dei negoziati e cioè quello di una ulteriore radicalizzazione dovuta all’espansione dell’estremismo islamico.

Di fronte a questa situazione, hanno cominciato a muoversi anche alcuni Paesi europei. Il Parlamento irlandese e la Camera dei Comuni del Parlamento britannico hanno riconosciuto, a grande maggioranza lo Stato della Palestina, seguiti, il 3 ottobre dal riconoscimento da parte dello stesso Governo svedese, che si è distinto in tal modo dalla posizione incerta tenuta dall’Unione Europea al riguardo. Sono seguiti a breve distanza i riconoscimenti, anche se altamente simbolici e non vincolanti per i rispettivi Governi, da parte del Parlamento spagnolo, con 319 voti favorevoli, due voti contrari e un’astensione; l’Assemblea francese ha votato, con 339 voti favorevoli e 151 contrari il 2 dicembre, mentre sono in corso di discussione riconoscimenti analoghi in Belgio e Danimarca.  Prese di posizione politica importanti che riaffermano la convinzione che l’unica soluzione per il conflitto è la coesistenza di due Stati, Israele e Palestina.

È importante qui riportare anche l’appello lanciato ai Parlamenti europei da tre grandi intellettuali e scrittori israeliani, Oz, Grossman e Yehoshua, insieme ad altri 800 cittadini di Israele affinché riconoscano lo Stato di Palestina e seguano l’esempio della Svezia. Nella loro lettera si legge: «Noi cittadini d’Israele, che desideriamo che il nostro sia un Paese sicuro e fiorente, siamo preoccupati per la continua situazione di stallo politico e per il proseguimento delle attività di occupazione e insediamento che portano a ulteriori scontri e minano le possibilità di un compromesso. Per questo è chiaro che le prospettive per la sicurezza e l’esistenza di Israele dipendono dall’esistenza di uno Stato palestinese a fianco di Israele. (…). Israele dovrebbe riconoscere lo Stato di Palestina e la Palestina dovrebbe riconoscere lo Stato di Israele, sulla base dei confini del 1967». L’appello ai Parlamenti europei conclude: «La vostra iniziativa per riconoscere lo Stato di Palestina farà progredire le prospettive di pace e incoraggerà israeliani e palestinesi a porre fine al loro conflitto».

Nel frattempo, Israele si prepara a nuove elezioni nel marzo prossimo e, inevitabilmente, questa volta i cittadini israeliani dovranno esprimersi per o contro la pace.

 

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