L’Europa di fronte alla “commedia all’italiana”

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Le turbolenze che hanno investito la politica italiana, al punto da fare temere una crisi istituzionale, in aggiunta a quella finanziaria, economica e sociale in corso, restano una minaccia per la nostra convivenza civile, se non addirittura per la nostra vita democratica e inquietano non soltanto il nostro Paese, ma anche molti nell’Unione Europea.

Se a quello che sta capitando in Grecia, con gli estremisti di “Alba dorata” e in Austria, con il ritorno dell’estremismo di destra, dovessero aggiungersi altre derive analoghe nel denso calendario elettorale che attende molti Paesi UE – a ottobre in Irlanda, Lussemburgo, Repubblica ceca e subito dopo in Slovacchia, Francia, Ungheria, Lituania, Belgio e Svezia – prende allora un particolare rilievo europeo quanto sta avvenendo in Italia, dove alzano la voce falchi e pitonesse e altri populismi vari.

Da tempola Bancacentrale europea,la Commissioneeuropea e il Fondo monetario internazionale  vanno ricordando all’Italia gli impegni presi per il risanamento dei conti pubblici, in particolare il non superamento della soglia del 3% del deficit e il rientro dal debito pubblico come convenuto, non senza leggerezza, fin dai tempi del governo Berlusconi e approvato, praticamente senza dibattito, dal Parlamento italiano con l’accordo dato al “fiscal compact” nel corso del governo Monti.

Quei vincoli oggi sono richiamati con insistenza e disegnano un percorso obbligato per il nostro Paese, al quale è improbabile vengano accordati – come è stato il caso per Francia e Spagna – ulteriori margini di flessibilità, stante l’instabilità del quadro politico italiano.

Ma al di là del timore di una crescente instabilità e delle sue conseguenze finanziarie, traspare sempre più chiaramente tra i nostri partner europei anche la preoccupazione di una massiccia deriva populista che in Italia si annida in più di una forza politica e che potrebbe pesare sul quadro politico europeo, segnato da spinte analoghe in molti Paesi, tra i quali quelli che hanno consultazioni elettorali in programma.

E’ evidente che su questo tema le Cancellerie europee restano molto prudenti, ma non è difficile indovinare le loro inquietudini dietro dichiarazioni, sorprendentemente esplicite come nel caso di Angela Merkel e come quelle che arrivano da Parigi e Madrid, per non parlare dei titoli in prima pagina dell’Osservatore Romano.

Anche più forti le voci che giungono dal Parlamento europeo: nel Partito popolare europeo cresce lo sconcerto nei confronti delle ultime mosse di Berlusconi, il cui radicalismo populista – e alla fine anti-europeo – non trova posto nella prima forza politica europea che si ispira ai Padri fondatori Adenauer e De Gasperi.

Dopo le molteplici giravolte di Berlusconi, sono in molti in Europa a chiedersi se nella nostra politica non stia ritornando  in forza la “commedia all’italiana” e come possa garantire la stabilità una “forza” politica straordinariamente instabile come quella guidata, si fa per dire, da un Berlusconi in preda a disinvolte contorsioni politiche.

E non sarà facile per il nostro Presidente del Consiglio convincere i partner europei e gli interlocutori comunitari sull’affidabilità di un governo, zavorrato dal sostegno in Parlamento di personaggi zigzaganti dietro le paure e gli umori di un ex-leader alla vigilia della decadenza da senatore con interdizione dai pubblici uffici.

L’Italia, Paese fondatore dell’UE, e i suoi cittadini meritano di meglio. E più presto possibile.

 

 

1 COMMENTO

  1. Condivido “coerenza” Suo richiamo all’art.11 della nostra Costituzione ed alle fonalità del Partito Popolare Europeo entro il quale non trova posto un “radicalismo populista”
    di Pdl-ForzaItalia, rapppresentata da un “Comandante” peraltro giudicato “evasore fiscale”.
    Un “Comandante” che tramite suoi “messaggi mediatici e telefonici” – contestati in parte dagli stessi forzistipidiellini – potrebbero attentare la sofferta coesione sociale nel nostro Paese.
    Positiva la notizia della maggioranza dei Parlamentari italiani che,eletti, non rapprentano una “persona” ma il nostro Paese e, con orgoglio onorevole, il suo popolo che attende lavoro (quel 12% di inoccupati e quel 40% di giovani) ed una “riconsciuta dignità” di cittadini europei
    nel mondo.
    Attendiamo la “prova provata”nel Parlamento italiano, oggi
    2 ottobre 2013.
    Donato Galeone

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