Lettera al Presidente egiziano, Morsi

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Gentile Presidente Morsi,

in questo periodo di fine anno e di  inizio di un anno nuovo è consuetudine scambiarsi  gli auguri e formulare  desideri  più o meno raggiungibili nei prossimi mesi. Un esercizio che diventa sempre più difficile in questo periodo di cambiamenti politici, economici e sociali che coinvolgono i nostri Paesi, anche se da storie e prospettive diverse.

Da cittadina italiana ed europea quale sono, mi è tuttavia sempre più chiara l’idea di quanto le frontiere dei nostri Paesi vadano via via allentandosi  per portarci ad una vicinanza e ad una condivisione di idee, di dialogo e di  prospettive per il futuro con i nostri Vicini e oltre. È la ragione per cui, Gentile Presidente, ho deciso di indirizzare a Lei la mia lettera di fine anno, a Lei che conosco da solo sei mesi  ma che ho seguito con vivo interesse da quando è stato eletto democraticamente dai cittadini egiziani a seguito di un partecipato e spesso doloroso percorso che ha messo fine ad una trentennale dittatura.

Molte cose sono successe in questi sei mesi della Sua Presidenza, alcune delle quali, non glielo nascondo, hanno alimentato una crescente inquietudine su quel futuro di libertà, di riforme democratiche, di giustizia sociale che la Primavera d’Egitto  aveva fatto intravedere e che, ne sono perfettamente cosciente, ora sono nella fase più difficile e insidiosa della loro attuazione.  Gentile Presidente, nel presentarLe il mio augurio per il 2013, vorrei  condividere semplicemente con Lei  qualcosa che è successo nel mio Paese la sera del  18 dicembre.  È successo che un nostro noto concittadino, in questi tempi politici così difficili anche per noi, ha riletto e commentato alla televisione la nostra Costituzione, definendola “la più bella del mondo”, catturando per una serata intera l’attenzione di gran parte dei cittadini italiani su un testo fondamentale che, nei valori contemplati, li unisce dal 1948. E questo è l’augurio che vorrei esprimere a Lei e al Suo paese nel momento cruciale dell’adozione della sua Costituzione, perché questa possa essere, anche negli anni che verranno, un solido punto di riferimento perché fondata su un’ampia, libera e convinta condivisione del popolo egiziano. E non solo, ma anche un punto di riferimento dal quale possano trarre vantaggio e lezione i cittadini che hanno lottato e che lottano ancora sotto la bandiera della libertà e dei diritti nei Paesi vicini.

Il Suo è certamente un grande Paese  che ha un  peso determinante nella stabilità della regione ed  abbiamo tutti apprezzato il Suo ruolo di mediazione nel recente ed ennesimo conflitto israelo-palestinese. Il mio secondo desiderio e augurio che Le rivolgo per il 2013, anche se lo esprimo ormai da troppo tempo, è che si possa intravedere di nuovo uno spiraglio di pace al riguardo, primo fra i Palestinesi stessi e poi con Israele.

È quindi di tutto cuore che Le faccio i miei migliori auguri, cosciente delle difficoltà e delle responsabilità che pesano sulle Sue spalle.

Tanti auguri, quindi, Presidente!

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