Lettera al Premio Nobel per la pace Abiy Ahmed Ali

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Gentile Primo Ministro Abiy Ahmed Ali,

È con grande speranza e onore che mi rivolgo a Lei per presentare gli auguri di un buon Anno 2020.  Vorrei innanzitutto farle i miei complimenti per il Premio Nobel per la pace che ha appena ricevuto, un premio raro per un leader africano e per un Continente che è al primo posto al mondo per il numero di conflitti in corso. 

Come puo’ immaginare, molti cittadini europei guardano con sempre maggiore apprensione a quell’Africa dai molteplici volti, troppo spesso amata con nostalgia ma anche troppo spesso ferita da antiche e nuove guerre. Sono ancora impresse nei nostri occhi le recenti terribili immagini della strage terroristica in Burkina Faso, dell’attentato contro gli studenti di Mogadiscio, dell’uccisione di cittadini cristiani in Nigeria. Sono solo gli ultimi episodi di una lunga catena di violenze, di sofferenze, di cittadini che fuggono dalle loro terre alla ricerca di un irraggiungibile futuro migliore.

E’ in questo contesto che il Premio conferitoLe trova tutto il suo significato, non solo per quello che ha già messo in cantiere in termini di accordo di pace e di gesti di riconciliazione fra l’Etiopia e l’Eritrea, di sviluppo economico e per migliori condizioni di vita delle popolazioni, ma soprattutto per i valori di solidarietà, di giustizia sociale e di rispetto dei diritti umani sui quali ha detto di basare le sue politiche nazionali. 

Sono pienamente cosciente delle difficoltà che questi orientamenti politici comportano, soprattutto se si tiene conto dell’inquieta storia dell’Etiopia e dell’instabilità che regnava fino al suo arrivo al Governo nel 2018. Impressionano infatti le sue aperture politiche nei confronti dell’opposizione, la liberazione di 60.000 prigionieri politici, fra i quali tantissimi giornalisti, l’affidamento a donne di metà degli incarichi di governo, l’impegno ad indire elezioni libere nel 2020. 

Valori ed impegni che accendono un’enorme speranza per l’intero Continente africano, un Continente ricco di un’umanità giovane, generosa e coraggiosa e che non chiede altro di vivere nel rispetto dei diritti, nella pace e nella prospettiva di un futuro dignitoso.

Mi rendo anche conto della responsabilità che pesa sulle sue spalle, ma è proprio a Lei che rivolgo i miei auguri più sentiti, perché credo che la pace sia lo strumento più prezioso e delicato nelle mani dell’uomo, l’unico strumento in grado di garantire futuro e dignità umana.

Buon Anno, Signor Primo Ministro

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Adriana Longoni
Tra i fondatori di APICE e a lungo vicepresidente, ha lavorato per molti anni nelle Istituzioni europee coordinando i progetti nell'ambito della cooperazione allo sviluppo e della politica di vicinato, in Guinea Conakry prima e in Caucaso poi. Gestisce l’Antenna di Bruxelles dell’Associazione.

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