Le sanzioni dell’Unione Europea nel mondo

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Sono state molteplici, in questo ultimo mese di ottobre, le discussioni in seno al Consiglio Europeo per quanto riguarda l’adozione di sanzioni o “misure restrittive” nei confronti di alcuni Paesi terzi. Sono state infatti adottate nuove sanzioni contro la Russia, per il caso di Alexej Navalny e contro la Bielorussia per l’atteggiamento violento usato contro i manifestanti che richiedevano nuove elezioni libere e regolari. Sospese invece le decisioni nei confronti della Turchia per la sua presenza e  invadenza nelle acque territoriali greche e cipriote nel Mediterraneo orientale. 

Le sanzioni, insieme al dialogo politico, fanno parte di un approccio integrato dell’Unione Europea nel campo della politica estera e di sicurezza comune. Gli obiettivi fondamentali delle sanzioni sono volti a “garantire la salvaguardia dei valori degli interessi e della sicurezza dell’Unione Europea; a preservare la pace; a consolidare e sostenere la democrazia, lo stato di diritto, i diritti umani e i principi del diritto internazionale; a prevenire i conflitti e rafforzare la sicurezza internazionale”. 

Destinatari delle sanzioni possono essere i Governi, gruppi o organizzazioni e individui. Vale la pena mettere in evidenza, qui di seguito, alcune delle sanzioni ancora in vigore adottate in passato dall’Unione Europea nei confronti di Paesi terzi.

Nella lista appare, ad esempio, la Siria, con misure restrittive e sanzioni in vigore dal 2013 e prorogate fino a giugno del 2021. Esse, benché colpiscano  i principali responsabili di una terribile guerra che dura da più di dieci anni,  hanno purtroppo ripercussioni economiche e sanitarie anche sulla popolazione, oggi più che mai in difficoltà visto il dilagare della pandemia di coronavirus nel Paese. Molti gli appelli della comunità internazionale affinché tali misure vengano riviste, in modo tale da risparmiare la popolazione civile da ulteriori sofferenze.

Un altro Paese sotto misure restrittive dell’Unione Europea è, ad esempio, l’Iran. Dopo aver sospeso quasi tutte le sanzioni economiche e finanziarie legate al settore nucleare e al relativo accordo del 2015, rimangono in vigore, fino ad aprile dell’anno prossimo, quelle legate alle persone responsabili di gravi violazioni dei diritti umani  e all’embargo su materiale che potrebbe essere utilizzato per interventi di repressione interna.

Volgendo lo sguardo verso l’America, sono tuttora in vigore misure restrittive contro il Venezuela per azioni “che minano la democrazia, lo stato di diritto e il rispetto dei diritti umani”. Colpiscono soprattutto i patrimoni di 25 personalità politiche particolarmente coinvolte nella repressione dell’opposizione democratica e hanno come obiettivo di favorire un processo di dialogo e di transizione pacifica nel Paese. In America centrale le sanzioni sono state introdotte anche in Nicaragua nell’ottobre 2019, quando l’UE aveva condannato la repressione degli oppositori politici, dei manifestanti, dei media indipendenti e della società civile. 

Sono solo alcuni dei Paesi per i quali l’Unione Europea ha adottato sanzioni. La lista è molto più lunga e comprende circa una ventina di Paesi. Sono sanzioni che, nella maggior parte dei casi tendono a proteggere i diritti fondamentali e la democrazia.

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