Le promesse della COP 23 a Bonn

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E’ stato un fine settimana, quello del 17 e 18 novembre scorsi, carico di avvenimenti che volevano parlare di futuro.

Da una parte un Vertice a Goteborg dei Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea per disegnare un futuro sociale di occupazione e di crescita eque per l’Europa e dall’altra la Conferenza dell’ONU a Bonn sul clima, la Cop 23, per gettare le basi di un futuro per il Pianeta.

A Bonn si sono riuniti i rappresentanti di 196 Paesi, guidati dalla Presidenza delle Isole Fiji, che, come altri piccoli Stati insulari sono tra i Paesi più colpiti dagli eventi meteorologici estremi e dall’innalzamento del livello degli oceani. Si trattava della prima Conferenza in cui i Paesi dovevano ribadire il loro impegno nella lotta ai cambiamenti climatici per mantenere il surriscaldamento del Pianeta al di sotto dei 2 gradi centigradi, definire e organizzare le regole per realizzare l’accordo di Parigi del 2015, fissare, in particolare, le regole di trasparenza dei dati e della contabilità sulle emissioni di CO2 presentati dai vari Paesi e soprattutto affrontare l’aspetto finanziario della transizione energetica, in particolare per quanto riguarda il sostegno che i Paesi ricchi dovrebbero garantire ai Paesi del Sud, valutato in centinaia di miliardi di dollari. Le discussioni sono state avviate, non senza difficoltà, in tutti i settori e sono state gettate le basi per un dialogo permanente, soprattutto nel campo dell’agroecologia e con l’obiettivo di preparare la prossima COP 24, che si terrà a Katowice, in Polonia, una città che vive quasi esclusivamente sul carbone.

Come previsto, è stata quindi una COP di transizione, senza eclatanti risultati malgrado l’urgenza di un maggiore impegno politico, economico, sociale e culturale da parte di tutti gli Stati, necessario per frenare il surriscaldamento del Pianeta e invertire la tendenza che sta già portando evidenti conseguenze sull’ambiente, sulla specie animale e vegetale e sulla vita in generale. E’ stata anche la COP segnata dall’imbarazzante assenza/presenza degli Stati Uniti, secondi solo alla Cina in quanto maggiori inquinatori mondiali, i quali, su indicazione e volere del Presidente Trump, stanno gradatamente uscendo dall’Accordo che avevano sottoscritto a Parigi. E questo malgrado la pubblicazione, ad inizio novembre, di un rapporto scientifico dell’Agenzia governativa NOAA (Nationale Oceanic and Atmospheric Administration), nel quale si conferma a grandi lettere che i cambiamenti climatici sono reali, dipendono effettivamente dalle attività antropiche e provocano già evidenti consegunze sulla vita dei cittadini americani.

Non solo, ma il rapporto, in netta contraddizione con le posizioni di Trump, afferma anche che la situazione peggiorerà senza una forte riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Ricordiamo qui, per inciso, che gli Stati Uniti immettono nell’atmosfera circa 5,2 miliardi di tonnellate all’anno di CO2 e che, alla vigilia della COP 21 di Parigi, l’ex Presidente Obama e il Presidente cinese XiJinping avevano firmato un accordo per una consistente riduzione delle rispettive emissioni di gas serra. Oggi, a parte il rinnovato, si spera, impegno della Cina, un grave interrogativo pesa sul futuro della politica climatica degli Stati Uniti e, di conseguenza sul futuro dell’intero Pianeta.

A rendere ancora più evidente a Bonn l’urgenza di misure per contrastare i cambiamenti climatici è stato l’eco del secondo grido d’allarme di 15.000 scienziati all’intera umanità. Il primo avvertimento era stato lanciato nel 1994, che già dimostrava tendenze ed indicatori allarmanti in tutti i settori. Gli scienziati, provenienti da 184 Paesi, non esitano a dire che l’umanità sta imboccando il cammino irreversibile dell’autodistruzione e che “occorre un drastico cambiamento nella gestione delle risorse terrestri” per salvare il Pianeta e tutti i suoi esseri viventi.

In questa crescente emergenza, le COP vanno avanti a piccolissimi passi.

A Bonn l’Unione europea e i suoi Stati membri, malgrado alcune divergenze e difficoltà nel mantenere una posizione comune, hanno potuto dimostrare i progressi fatti per rispettare gli impegni presi a Parigi. Secondo l’ultimo rapporto, tra il 1990 e il 2016 le emissioni di gas serra nell’UE si sono ridotte del 26%, una tappa intermedia per raggiungere l’obiettivo del 40% per il 2030.

Sul filo del un costante dialogo sull’attuazione dell’accordo di Parigi e in vista della COP 24 a Katovice, i responsabili politici e quelli delle maggiori Istituzioni finanziarie si ritroveranno il 12 dicembre prossimo a Parigi: si parlerà di progressi avvenuti e di impegni da rispettare e si parlerà soprattutto dei finanziamenti necessari per garantire un futuro alla Terra.

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