Le paure del Global Compact sulle Migrazioni

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Si è conclusa a Marrakech, il 10 dicembre, la Conferenza intergovernativa chiamata ad adottare il Patto mondiale dell’ONU sulla migrazione, il Global Compact, che sarà presentato, il 19 dicembre prossimo, all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per ratifica.

Adottato il giorno stesso della celebrazione dei 70 anni della Dichiarazione Universale dei diritti umani, il Global Compact è stato più che mai oggetto, da parte di molti Paesi, di dubbie  interpretazioni, di paure e di rifiuti. Segno dei tempi incerti che viviamo, le migrazioni rappresentano, per quelle forze nazionaliste e populiste che emergono, il fenomeno da contrastare e combattere, da fermare con muri e frontiere, da ignorare nella sua drammaticità.

Anche se a Marrakech erano presenti circa 160 Paesi che hanno votato a favore di un testo discusso per lunghi mesi, purtroppo ha colpito in maggior misura  l’assenza di altri Paesi, in particolare di alcuni Paesi europei. Non hanno infatti aderito al Patto i Paesi di Visegrad, l’Austria, la Bulgaria e la Slovenia; l’Italia, dal canto suo ha giustificato la sua assenza con l’attesa di indicazioni da parte del Parlamento italiano, anticipando tuttavia che il Governo non aveva alcuna intenzione di firmare il testo. Già noto dal dicembre scorso invece il ritiro degli Stati Uniti, motivato dal fatto che i temi contenuti nel Global Compact non corrispondevano alla nuova politica migratoria del Presidente Trump. Una posizione che, con il passare del tempo, ha ispirato simili posizioni in altri Paesi del mondo.

Le opposizioni al Patto, di natura ormai sempre più politica, nascono in quei Paesi dove si stanno affermando pericolose politiche di destra e di estrema destra, orientate verso una riconquista della sovranità nazionale e decise ad indebolire la cooperazione internazionale e il multilateralismo, indispensabili per affrontare le molteplici sfide comuni e globali che ci attendono.

Ed è proprio in una prospettiva multilaterale e di governance globale delle migrazioni che il Global Compact propone di aderire ad un quadro, non giuridicamente vincolante, per rendere le realtà migratoria nel mondo “ordinata, sicura e inserita  nella legalità”. Mette in evidenza che l’obiettivo dei Governi è dare “un contributo importante a una più stretta cooperazione in materia di migrazione internazionale in tutte le sue dimensioni”, sottolineando in particolare che “le sfide e le opportunità dell’immigrazione devono unirci, invece di dividerci”.  Il Global Compact, nelle sue linee guida, oltre a ribadire l’importanza cruciale della cooperazione internazionale, nel rispetto della sovranità di ogni Stato, sottolinea gli obiettivi di sviluppo sostenibile, di rispetto delle norme internazionali, e, soprattutto, della centralità delle persone e del rispetto dei diritti umani.  E’, come si addice al ruolo delle Nazioni Unite, un testo che orienta, che non obbliga, che indica le vie da percorrere, nella cooperazione fra Stati e nel rispetto dei diritti. Il Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres l’ha infatti definito “una roadmap per evitare sofferenze e caos”.

Oggi nel mondo sono circa 260 milioni le persone migranti, circa il 3,4% della popolazione mondiale. Il senso del Global Compact è proprio quello di offrire uno spazio di cooperazione per la gestione di un fenomeno globale, che, in tutta evidenza, non puo’ essere gestito individualmente dai singoli Paesi.

Eppure, per ragioni di opportunismo politico, il Global Compact è stato considerato, nei Paesi che non l’hanno sottoscritto, come un testo che apre le porte ad un’immigrazione incontrollata e ad ipotetiche invasioni, a stabilire diritti alle migrazioni, a violare le sovranità nazionali. Nulla di tutto questo.

Vale la pena qui sottolineare anche le parole della Cancelliera Angela Merkel che, ricordando la storia del suo Paese, è andata personalmente a Marrakech per difendere e sottoscrivere il Global Compact: “la risposta al nazionalismo è stata l’istituzione delle Nazioni Unite e l’impegno a trovare insieme le risposte ai nostri problemi comuni”. Purtroppo, l’Europa, cosi’ seriamente scossa dalle difficoltà a gestire i flussi migratori, si è presentata più che mai divisa a questo primo e fragile appuntamento di cooperazione e solidarietà internazionale.

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