La strada accidentata per i nuovi vertici UE 

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La notizia sulle tre candidature annunciate per le Presidenze UE della Commissione europea, del Consiglio europeo dei Capi di Stato e di governo e dell’Alto Responsabile per la politica estera apre scenari ad alto rischio per le decisioni finali, in particolare per la candidata Ursula von der Leyen, alla presidenza della Commissione.

Se ne occupa il Consiglio europeo di questo fine settimana dove si annunciano importanti resistenze, tra le quali quella del governo italiano. La decisione, in assenza di un auspicato consenso generale, potrà essere adottata a maggioranza qualificata, ad oggi garantita da quanti hanno presentato la proposta, grazie all’accordo del 55% dei Paesi UE che rappresentano il 65% della popolazione europea. Non sarà facile per nessuno dei presenti al tavolo di Bruxelles per il rischio di una frattura politica esposta a esiti diversi, compreso quello di disegnare una maggioranza per una futura eventuale avanguardia in un’Unione a più velocità.

Superato questo ostacolo politico, la strada resta in salita per la ratifica che la candidata presidente dovrà ottenere il 18 luglio dal Parlamento europeo e qui i numeri ballano. Il voto è segreto ed è necessario quello favorevole di 361 europarlamentari su 720, mentre la maggioranza che si è ricostituita tra Partito popolare europeo, Gruppo socialista e liberali dispone di circa 400 voti, un margine apparentemente sufficiente, ma che deve fare i conti con i franchi tiratori. Da qui la necessità di trovare una “riserva di voti” per non correre rischi, con due fragili opzioni: o aggregare nella maggioranza il Gruppo dei Verdi o cercare in qualche modo il voto di europarlamentari del Gruppo dei Conservatori, oggi a guida Giorgia Meloni, non poco irritata da come è stata isolata dalla maggioranza e tenuta “in quarantena” con le altre destre, con la quale non le sarà facile rompere.

Sarà un momento di verità per l’Unione e per l’Italia, senza però dimenticare che prima del voto del 18 luglio ci sarà il secondo turno del voto francese, con conseguenze imprevedibili per l’UE.  

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