La salvaguardia dei diritti nella politica commerciale dell’Unione nel mondo

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Come garantire che i diritti fondamentali vengano rispettati nelle relazioni commerciali dell’Unione europea con il resto del mondo è stato il tema centrale del Convegno che si è svolto a Milano l’1 e il 2 dicembre scorso. Organizzata dall’Associazione culturale Punto Rosso, l’iniziativa, a cui ha aderito anche APICE, assieme, tra gli altri, a Terre des Hommes e ATTAC, ha voluto così avviare una discussione preparatoria al prossimo Forum Sociale Mondiale che si terrà   a Nairobi nel 2007.
Punto di partenza è stata la presentazione della risoluzione del Parlamento europeo, presentata dall’on. Agnoletto, e adottata nel febbraio 2006, relativa all’inserimento di una clausola sui diritti umani e sulla democrazia negli accordi commerciali fra Unione europea e Paesi terzi. Risoluzione adottata a grande maggioranza e che esprime una posizione alquanto ferma del Parlamento sulla sua indisponibilità   ad accettare negoziati o accordi con Paesi terzi che non facciano espressamente riferimento a questa clausola o non rispettino le Convenzioni dell’ONU e dell’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) in materia.
Il tema, oltre ad essere importante in sà©, è anche di grande attualità   a più di un titolo. àˆ infatti alquanto recente la comunicazione della Commissione sugli orientamenti futuri della politica commerciale dell’Unione europea. Comunicazione che ha destato seri interrogativi per il suo taglio fortemente liberista, volto a rimuovere ogni ostacolo e barriera alla competitività   delle imprese europee sul mercato mondiale, e senza accenni significativi agli aspetti sociali, al rispetto dei diritti fondamentali, o alle condizioni dei lavoratori dei Paesi terzi coinvolti. Inquieti giustamente, a questo proposito, anche i sindacati europei e la società   civile, che non hanno risparmiato appelli alla Commissione europea affinchà© rivedesse questi orientamenti e tenesse fede alle tante comunicazioni e dichiarazioni in materia fatte negli ultimi anni. In una situazione in cui i negoziati di Doha, in seno all’OMC, sono praticamente fermi dal luglio scorso, la tentazione di concludere accordi bilaterali, al di fuori dalla fragile protezione delle regole del multilateralismo, getta una luce ancor più preoccupante sulle intenzioni della Commissione.
Inoltre, come sottolineato al Convegno da un accorato discorso di Aminata Traorà©, già   ministro della Cultura nel Mali, stiamo oggi assistendo, con una certa impotenza, agli effetti perversi ed esplosivi sull’Africa, ma non solo, dovuti anche ad un’apertura forzata alla mondializzazione dei Paesi più poveri: l’immigrazione e l’abbandono delle terre non fanno che portare naufraghi e disperati sulle coste dell’Unione europea: Ceuta e Melilla, o Lampedusa, sono ormai diventati luogo d’approdo della disperazione e della richiesta, troppo spesso negata, di una condivisione di benessere e di dignità   umana.
In questo contesto, l’Unione europea ha deciso di dotarsi di un’Agenzia dei diritti fondamentali, che dovrebbe essere operativa dagli inizi del 2007. Compito principale è quello di sorvegliare e di rafforzare la promozione dei diritti fondamentali nell’Unione europea. Iniziativa importante, se si considera che il rapporto 2006 dell’Osservatorio Europeo dei fenomeni razzisti e xenofobi (Osservatorio che sarà   appunto sostituito dall’Agenzia dei diritti fondamentali), uscito all’inizio di dicembre, dà   una visione allarmante della situazione in Europa: aumento della violenza razzista e dell’intolleranza in quasi tutti i Paesi, discriminazioni nei confronti degli immigrati che si estendono dall’alloggio, all’educazione e al lavoro.
Ma l’Agenzia non avrà   competenze che coprono le politiche esterne dell’Unione: il suo mandato non lo prevede. E allora come trovare una logica o una coerenza per il rispetto dei diritti fondamentali dentro e fuori dall’’Unione? E qui sta anche il senso del Convegno di Milano: l’Unione europea ha strumenti e rappresentanze, soprattutto in seno al nuovo Consiglio dell’ONU per i Diritti Umani, per assumere un ruolo di prima importanza per la difesa dei diritti fondamentali anche sulla scena mondiale.
Il messaggio del Convegno, insieme a tutte le altre voci che si esprimono in questo senso, deve giungere con tutta la sua gravità   all’Unione europea.

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