La prospettiva di una nuova corsa agli armamenti

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La fine del Trattato sulle forze nucleari di medio raggio (INF – Intermediate-range nuclear forces treaty), siglato nel 1987 fra Russia e Stati Uniti durante la Guerra fredda, segna la fine di un’epoca e potrebbe rappresentare l’inizio di una nuova stagione di corsa agli armamenti.

Gli Stati Uniti avevano lanciato la procedura di ritiro dall’accordo già da febbraio di quest’anno, procedura terminatasi ufficialmente il 2 agosto. Di fronte alla determinazione  statunitense, la Russia ha ratificato la sospensione della sua partecipazione e il ritiro dal Trattato il 3 luglio scorso. Fine quindi, in questi primi giorni di agosto, di un Trattato che per più di trent’anni aveva fatto da scudo ad un eventuale “conflitto nucleare”, liberando da ogni limite e vincolo le due potenze coinvolte.

Il Trattato stabiliva infatti la messa al bando dei missili balistici e cruise a medio e corto raggio (500-5.500 km di gittata), che potevano essere lanciati da terra, armati in modo convenzionale o con testate nucleari. L’accordo, all’indomani della firma, permise lo smantellamento di 2.700 missili fra Pershing americani e SS 20 sovietici. Principale teatro di battaglia fra Stati Uniti e Unione Sovietica, l’Europa. 

Ma dietro alle accuse reciproche di non rispetto del Trattato che le due potenze si sono scambiate da alcuni anni a questa parte, senza lasciare, per il momento, spazi per eventuali nuovi negoziati e mediazioni, si profila il pericolo di una nuova corsa al riarmo nucleare. I maggiori attori coinvolti non si limitano più, oggi, a Russia e Stati Uniti, ma comprendono anche la Cina, impegnata più che mai in una modernizzazione e in un’espansione del suo arsenale e ad affermare la sua supremazia militare. Ed è, in parte, la nuova strategia militare cinese, potenziata rispetto al passato, dotata di Forze Armate all’avanguardia da un punto di vista tecnologico e dell’intelligenza artificiale e più adattata al contesto geopolitico mondiale attuale, che ha spinto Donald Trump a prendere l’iniziativa e la decisione di porre fine al Trattato INF, del quale la Cina non faceva parte. 

Le grandi potenze, ormai libere di sviluppare e lanciare, a loro piacimento e fuori da un contesto di accordi bilaterali o multilaterali, nuove armi finora vietate, non hanno esitato ad annunciare e dimostrare nuovi programmi  e, per quanto riguarda in particolare gli Stati Uniti, nuove postazioni per il dispiegamento di missili, come quelle previste nella regione Asia-Pacifico e annunciate dal nuovo Capo del Pentagono Mark Esper. Un annuncio che ha immediatamenbte fatto reagire la Cina, mettendo fin da ora in guardia gli Stati Uniti dalle conseguenze di una simile decisione. 

Prospettive inquietanti quindi per la pace nel mondo e per un futuro di riduzione delle armi. In proposito, vale la pena ricordare un punto della risoluzione del Parlamento europeo, adottata il 12 febbraio di quest’anno, all’indomani della decisione di Trump di avviare la procedura di ritiro dal Trattato INF : “Il Parlamento europeo deplora che gli Stati in possesso di armi nucleari continuino ad ammodernare i loro arsenali, rinviino le azioni per ridurli o eliminarli e aderiscano a una dottrina militare di deterrenza nucleare ; invita gli Stati in possesso di armi nucleari a cessare immediatamente il miglioramento qualitativo, lo sviluppo, la produzione e lo stoccaggio di armi nucleari e i relativi vettori ed esprime preoccupazione per il fatto che tale sviluppo mette a repentaglio il Trattato di non proliferzione nucleare”.

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