La pace, tra commemorazioni e nuove divisioni

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E’ stato, a Parigi, un 11 novembre di grandi commemorazioni per il centenario della fine della prima guerra europea e mondiale, conclusasi con la firma di un armistizio  che lasciava dietro di sé quattro anni di massacri e conteneva già il presagio di una guerra futura.

Le celebrazioni di un centenario tanto importante si sono svolte di fronte ad un orizzonte politico e di relazioni europee ed internazionali in piena turbolenza, dentro e fuori l’Europa, in un clima in cui alcuni pilastri storici del multilateralismo e a garanzia della pace, della sicurezza e della crescita nel mondo sembrano pericolosamente rimessi in discussione.

Al centro di queste turbolenze il nuovo e inquietante rapporto che si sta delineando fra l’Europa e gli Stati Uniti, rappresentati, questi ultimi, da un Presidente che non nasconde più la sua minacciosa ostilità e il disprezzo nei confronti di un’Unione che vorrebbe vedere di nuovo divisa e incapace di costruire, in prospettiva, un solido spazio sovranazionale. Ormai, dopo due anni di Presidenza, Donald Trump, ha reso brutalmente chiaro il senso della sua politica  dell’”America first”, dove tutto diventa secondario rispetto agli interessi nazionali e dove gli Stati Uniti non saranno più alleati scontati per nessuno.

Una politica rivolta ad una prospettiva unilateralista, nazionalista e di chiusura in un mondo globalizzato, carica di contraddizioni nel trattare con il resto del mondo, incline ad usare toni e maniere forti, guerre commerciali, a venir meno agli impegni sottoscritti in importanti accordi internazionali, a minacciare sulla difesa e sulla pace. E’, in sostanza, una rimessa in discussione da parte degli Stati Uniti, di quei valori – democrazia e rispetto dei diritti umani in particolare –  che hanno guidato l’Occidente, dopo la seconda guerra mondiale, verso la costruzione di quei luoghi tanto necessari di dialogo multilaterale. Valori che il Presidente Macron, in quanto padrone di casa per la celebrazione dell’anniversario dell’armistizio, non ha mancato di sottolineare ad alta voce, chiamando all’unità dell’Europa e alla cooperazione internazionale, a tenere alta l’attenzione nei confronti “ dei vecchi demoni che si stanno risvegliando”, e a non “abbassare le armi” per continuare a difendere la pace. Un appello e un discorso che conteneva tutta la consapevolezza di un’Europa fragile e indebolita, ma che deve rinascere,  nonché la percezione di un “Occidente” che si interroga sul suo futuro.

Ha fatto eco al Presidente Macron la Cancelliera tedesca Angela Merkel, con parole importanti: “E’ inquietante notare che gli oscurantisti, che inneggiano al nazionalismo, ancora una volta vengono considerati come se veramente l’interdipendenza dei paesi europei fra di loro possa essere trascurata. Notiamo che la cooperazione internazionale, la riconciliazione pacifica, il coordinamento di interessi, persino il progetto europeo per la pace, sono nuovamente messi in causa. Ci si accinge a imporre il proprio interesse nel peggiore dei modi, anche con la forza”.

Proprio in quel giorno di commemorazione, il Presidente Trump ha comunque dato un ulteriore segnale della distanza che ormai divide l’Europa dagli Stati Uniti. Di fronte ad un atteggiamento a dir poco problematico di Trump nell’Alleanza atlantica e alle esigenze di un impegno finanziario più adeguato da parte degli europei, il Presidente Macron si è fatto portavoce di un difficile progetto di’”Europa della difesa”, per rendere quest’ultima più indipendente e responsabile di fronte alle sfide di sicurezza che la circondano nel contesto internazionale. La risposta americana di Trump, in uno dei suoi diplomatici tweet è stata semplice e dirompente :”E’ un progetto insultante nei confronti degli Stati Uniti”. Una risposta che renderà molto più difficili non solo i rapporti all’interno della NATO, ma anche quei rapporti all’interno dell’Unione europea nei confronti della mitica difesa “garantita” o sperata da parte dagli Stati Uniti. E Trump colpisce proprio nell’aspetto più delicato dell’esigenza di un’Europa più forte ed unita, perché la difesa rappresenta non solo un elemento centrale della sovranità degli Stati, ma anche il luogo in cui si annidano vecchie e nuove storiche paure.

Infine, il giorno della commemorazione dell’armistizio, è stato anche occasione per la Francia di lanciare il “Forum di Parigi per la pace”, che ha riunito più di 80 Capi di Stato e di Governo decisi ad impegnarsi per la pace e a favorire efficacemente l’integrazione fra il Nord e il Sud del mondo. Un’occasione importante, soprattutto in un momento in cui la pace, la democrazia, i diritti fondamentali sono in pericolo, anche in Europa.

Ma a questo Forum, il Presidente Trump ha preferito non partecipare.

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