La Libia e le sue prime elezioni libere

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Anche la Libia ha vissuto sabato 7 luglio le sue prime elezioni libere dopo la caduta di Mouammar Gheddafi nell’ottobre 2011 e dopo una guerra civile che ha causato più di 50.000 vittime e un intervento “umanitario” della NATO.
Al potere da 42 anni, Muammar Gheddafi e la sua dittatura avevano da sempre vietato elezioni e questo primo appuntamento elettorale riveste non solo il significato di una ritrovata e sofferta libertà ma è stato anche l’espressione di un punto di convergenza, di compromesso e di ricerca di delicati equilibri in un Paese malgrado tutto diviso e attraversato da forze e interessi ancora molto contrapposti fra loro. È infatti, ad esempio, uno dei nodi centrali la questione dell’unità nazionale, segnata in particolare dalle divergenze politiche manifestatesi soprattutto in Cirenaica nei confronti della Tripolitania e di un suo rinnovato ruolo egemonico nel Paese.
Con un’affluenza alle urne del 62%, circa 2,8 milioni di cittadini libici sono stati quindi chiamati alle urne per eleggere il Congresso Generale Nazionale, composto da 200 deputati, che dovrà sostituire il Consiglio Nazionale di Transizione (CNT), formare un nuovo Governo e scrivere la Costituzione. Sullo sfondo, il paesaggio politico alquanto frammentato, composto da un centinaio di liste, ha messo in competizione tre formazioni principali, l’Alleanza delle Forze Nazionali, di orientamento liberale, guidati da Mahamoud Jibril, ex primo ministro del CNT, il Partito della Giustizia e della Ricostruzione dei Fratelli Musulmani e il Partito Al-Watan, islamista nazionalista. I primi risultati, non ancora definitivamente confermati dalla Commissione elettorale, indicano la vittoria dell’Alleanza delle Forze Nazionali e, solo in seconda posizione, il Partito dei Fratelli Musulmani. Un risultato che, se confermato, traduce un orientamento che si discosta dalle scelte fatte, sulla scia delle Primavere arabe, in Egitto e in Tunisia ma che rispecchia tutta la complessità storica, politica, sociale e tribale della Libia all’indomani della caduta del regime di Gheddafi.
Non a caso infatti, Mahamoud Jibril, che ha guadagnato fiducia fra la popolazione in questi mesi di gestione della transizione politica, ha lanciato un appello, dopo l’annuncio dei primi risultati, agli oltre 150 partiti in campo per la formazione di una grande coalizione di governo in grado di far fronte alle sfide che attendono la Libia. Fra queste, in particolare, la creazione di Istituzioni che poggino su una solida legittimità democratica e rappresentativa, il mantenimento di un equilibrio regionale per consolidare l’unità nazionale e la riconciliazione della popolazione, la dissoluzione delle ex brigate rivoluzionarie e la loro integrazione nelle Istituzioni, la sicurezza ed infine, proprio perché ricco di risorse, una riforma e una visione realizzatrice per lo sviluppo economico del Paese.
Sono sfide importanti per il futuro della Libia, per la sua stabilità e per il suo cammino verso la costruzione di una democrazia nella libertà ritrovata. A giudicare dallo svolgimento delle elezioni, dai tentativi falliti di metterle in difficoltà e indipendentemente dai risultati definitivi, questo sembra un passo significativo in quella direzione.

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