La Costituzione tunisina garante dei diritti delle donne

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Da un Medio Oriente sempre più in preda a gravi e violente convulsioni e agli inquietanti risvolti delle Primavere arabe, giungono finalmente alcune buone notizie dalla piccola Tunisia: il voto su un progetto di Costituzione che contempla, fra altro, la parità fra “cittadini e cittadine” e conferisce loro gli stessi diritti e gli stessi doveri. Un grande passo avanti, frutto di un elaborato compromesso fra il Partito islamico di maggioranza Ennhada dei Fratelli musulmani e l’opposizione laica, un passo avanti unico nel mondo arabo e che riaccende le speranze di una nuova Primavera.

La strada per giungere a un tale risultato non è stata semplice e rispecchia in gran parte il difficile cammino intrapreso dalla Rivoluzione dei Gelsomini, iniziata tre anni fa con la caduta del Presidente Ben Alì. Segnato in particolare dall’incertezza politica causata dall’arrivo al potere di un Partito islamico, dalle gravi difficoltà sociali ed economiche e, lo scorso anno, dall’assassinio di due esponenti dell’opposizione, il cammino della Tunisia e, in particolare quello della stesura della Costituzione, sembrava avviato verso un’inevitabile svolta fondamentalista.

Ma non è andata così. Il progetto di Costituzione, frutto di reciproche concessioni ma anche di forti scontri e sotto la pressione di una società civile che ha costantemente vegliato e manifestato per difendere alcuni essenziali principi di laicità, contempla non solo la parità uomo donna, ma anche la libertà di coscienza e di credenza e il libero esercizio del culto, abbandonando definitivamente l’idea o l’esigenza di basare la Costituzione sulla sharia, la legge islamica come base del diritto. Votato a grande maggioranza anche un altro importante articolo che garantisce “le libertà di opinione, di pensiero, di espressione e di informazione”, garantendo in ogni caso, in un altro articolo il ruolo dello Stato in quanto “protettore del sacro” e “guardiano della religione”, con il compito di vegliare sulla neutralità delle moschee e dei luoghi di culto.

Un traguardo quindi perla Tunisia di grande rilievo e che permette di riflettere sui risvolti futuri del cammino politico del Paese in termini di un possibile e necessario incrocio fra islam e diritti, fra islam e libertà e in definitiva, fra islam e democrazia. Ennhada, partito islamico maggioritario e al Governo, attento alla tragica sorte toccata ai Fratelli egiziani, ha saputo mediare e dimostrare, viste le grandi maggioranze con cui i più importanti articoli della Costituzione sono stati votati, le necessarie aperture e capacità di compromesso per giungere all’instaurazione di uno Stato “a carattere civile basato sulla cittadinanza, sulla volontà del popolo e sul primato del diritto” (Articolo 2).

Ora, il progetto di Costituzione, dovrà essere approvato dal Parlamento, con i due terzi dei voti. Alla fine di questo processo e entro il 14 gennaio, Ennhada si è impegnata a cedere le redini del potere ad un Governo di indipendenti che dovrà portare il Paese a nuove elezioni. Ma nel frattempo, la piccola Tunisia ha già dimostrato che la sua Primavera, benché difficile e seminata di ostacoli, continua il suo lento cammino.

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