La Corte di Giustizia dell’Unione Europea si pronuncia sul diritto all’oblio

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La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha recentemente stabilito che Google non deve garantire in ogni parte del mondo il diritto all’oblio

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha recentemente stabilito che Google non deve garantire in ogni parte del mondo il diritto all’oblio, ossia la possibilità per gli utenti di vedere rimossi contenuti da questi ultimi ritenuti dannosi. Nello specifico, la sentenza afferma che «non c’è obbligo, per un motore di ricerca che risponde alla richiesta di de-indicizzazione di una persona […] di condurre questa ricerca in tutte le versioni del suo motore di ricerca». A causa del pronunciamento sarà, quindi, possibile continuare a visualizzare i risultati indesiderati sulle pagine di Google al di fuori dell’Unione Europea. 

La sentenza affonda le proprie radici nel 2014, quando, a causa di un pronunciamento della stessa Corte, Google aveva iniziato a rimuovere i contenuti segnalati da tutte le versioni europee del sito, ma non da quelle appartenenti a Paesi terzi. Nel 2016, poi, la Commission nationale de l’informatique et des libertés francese aveva sanzionato Google, poiché il popolare motore di ricerca non aveva rimosso globalmente i contenuti che un utente aveva ritenuto indesiderati: il diritto all’oblio era stato, infatti, sostanzialmente violato. La questione era stata, infine, posta all’attenzione di un tribunale francese, che ha sospeso il procedimento per chiedere un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia.

Nonostante la sentenza della Corte di Giustizia vada in direzione opposta alla posizione delle istituzioni europee, in alcuni Stati membri sono stati pronunciati verdetti contrari al “global removal”, in base all’idea che non sussista l’extraterritorialità del diritto. Pur essendo inserito nel Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), il diritto all’oblio non è, quindi, esportabile.

Antonello Soro, garante italiano per la privacy, si è espresso su tale questione, evidenziando come «[l]a barriera territoriale appare sempre più anacronistica».

Per approfondire: la sentenza della Corte di Giustizia

L’articolo de Il Sole 24 Ore (24 settembre 2019)

L’articolo de la Repubblica (24 settembre 2019)

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