Italia nell’UE: avanti o indietro?

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Adesso che il popolo sovrano ha votato siamo in attesa di vedere quale sarà l’orientamento della maggioranza nell’interpretare il secondo comma dell’art.1 della Costituzione che recita: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. 

Su questo tema qualche indicazione è già arrivata dalla campagna elettorale, anche se ancora confusa, quando non contraddittoria, a seconda dei momenti diversi di una competizione con un eccesso di slogan ad effetto immediato piuttosto che con visioni politiche di futuro.

Un possibile criterio per cercare di capirne qualcosa potrebbe essere quello di guardare oltre lo schema “destra-sinistra” e ricorrere, almeno provvisoriamente, a quello “indietro-avanti”. Vale per le politiche interne e per quelle internazionali, considerando tra le prime la nostra partecipazione all’Unione Europea.

Nello spazio internazionale, segnato da grandi turbolenze politiche ed economiche, è il momento di avere idee chiare, non dimenticare le alleanze contratte dalla nostra Repubblica dopo la liberazione dal nazi-fascismo: il riferimento è all’Alleanza atlantica (NATO) e il ricordo va anche al contributo dato alla rinascita economica dell’Italia dal Piano Marshall (che già allora si chiamava “Piano per la ripresa europea” ed era il 1948, una data importante per la democrazia italiana). 

Certo da allora molte cose sono cambiate e molte dovranno ancora cambiare per metterci al riparo da vicini aggressivi come la Russia e da una Cina che cresce in potenza, non solo economica ma anche militare. 

Abbiamo bisogno ad un tempo di rinsaldare le nostre alleanze e di garantirci una “autonomia strategica” per difendere meglio gli interessi dell’Unione Europea. Alcune dichiarazioni filo-atlantiste in campagna elettorale, oltre che frutto di conversioni recenti, non rassicurano sufficientemente, in particolare quando fanno riferimento agli USA di Trump.

Anche più vicino a noi, nella nostra Unione Europea, non mancano inquietudini. Abbiamo visto forze politiche che sembrano voler tornare “indietro”, se non proprio ai tempi della famigerata autarchia, almeno nostalgiche di una deriva nazionalista che rischia di isolarci nella famiglia europea, portandoci ai margini di una partecipazione alle decisioni UE, quando non addirittura in costante contrasto con la maggioranza dei Paesi membri.

Ma anche chi vuole andare “avanti” verso una maggiore integrazione europea deve chiarire con quale nuovo quadro istituzionale, quali nuove politiche e con quali alleanze. Su questo, anche tra le forze politiche di centro-sinistra, le proposte non hanno trovato sufficiente spazio nella campagna elettorale. Il richiamo al pericolo di una “orbanizzazione all’ungherese” è un argine necessario, ma non sufficiente, come non lo è la sola difesa dell’Unione Europea di oggi.

Sul tavolo molte sono le opzioni possibili: tra chi è orientato in materia comunitaria ad andare “indietro” sarà bene ricordare il fondamentale art. 11 della Costituzione che consente limitazioni alla sovranità nazionale e l’art. 117 che recita, senza possibilità di equivoco, che “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dai vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali”. E chi vuole intendere, intenda.

A chi vuole andare “avanti”sulla strada dell’integrazione europea non basta il conforto del citato art. 11, bisognerà anche prendere molto più sul serio di quanto è stato fatto finora l’art. 117 che recita: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Perché è solo a queste condizioni che nell’UE il nostro Paese sarà credibile e potrà, quando necessario, “battere i pugni sul tavolo”.

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