Italia e Francia: due Presidenti, due culture

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All’Europa delle differenze, a quella che dovrebbe essere “unita nella diversità”, ieri i Presidenti di Italia e Francia hanno dato un’ulteriore conferma, se mai fosse stata necessaria.

La giornata del 12 marzo, quella infelice di Christine Lagarde, rimarrà nel diario che l’Unione Europeo sta scrivendo, a firma di alcuni suoi Presidenti, tanto a livello comunitario che a livello nazionale. A livello europeo si sono segnalati gli interventi dei Presidenti del Parlamento, della Commissione e della Banca centrale: condivisibili i primi, con effetti disastrosi quello della presidente della Banca centrale europea (BCE), Christine Lagarde, apprendista banchiere centrale, forse troppo sotto tutela della Bundesbank del falco  Jens Weidmann e orfana di Mario Draghi. Gli effetti si sono fatti sentire su tutte le borse europee e hanno provocato la perplessità di non pochi politici, prevalentemente con parole caute.

Vale la pena in questo contesto un raffronto tra la reazione, nella stessa giornata, del Presidente della Repubblica italiana prima e, poche ore dopo, quello del Presidente della Repubblica francese. 

Premesso quello che tutti sappiamo a proposito dei rispettivi poteri costituzionali dei due Presidenti, con l’Italia repubblica parlamentare e la Francia repubblica presidenziale, colpisce la rapidità e la severa sobrietà – poche righe e chiare –  dell’intervento di Sergio Mattarella a fronte del lungo e prolisso discorso serale di Emmanuel Macron.

Più ancora colpisce il focus centrale dei due interventi: l’Unione Europea e la solidarietà comunitaria per Mattarella; l’orgoglio della Nazione e la volontà di protagonismo politico nell’UE per Macron. Un discorso, quello del presidente francese, giocato in difesa per giustificare i ritardi nell’intervento per la lotta al coronavirus e giustificare l’ulteriore rinvio di misure per far posto alle elezioni amministrative. Una tonalità che un giornale, preteso autorevole come “Le Monde”, non esita a difendere con il suo corrispondente da Roma che non sembra aver ben capito quello che sta capitando sotto i suoi occhi in Italia e le ragioni che hanno saggiamente guidato finora le Autorità italiane, tanto a livello nazionale che regionale, grazie anche a un doveroso democratico confronto tra di esse, come con le opposizioni e le parti sociali, con tutte le tensioni e i ritardi che da un simile dialogo possono derivare.

Dev’essere che costava caro al presidente francese spendere una parola alla dolorosa – ma anche utile per l’Europa – esperienza dell’Italia; gli è stato più facile – e magari più utile per le sue ambizioni – un riferimento alla buona qualità del sistema sanitario tedesco, dimenticando quanto questo funzioni decentrato rispetto a quello “napoleonico” francese, spendendo parole comprensive per la “sua” Lagarde.

Dirà il futuro da dove l’Unione Europea ricaverà la lezione più utile, sempre che sopravviva e ne ricavi una: se da un Paese che, colpito per primo in Europa dalla pandemia in corso, per primo ha reagito con una efficace progressione di misure che hanno contribuito man mano a sensibilizzare i cittadini italiani all’emergenza in corso di aggravamento, correggendo il tiro come usa in una democrazia che ascolta le diverse voci della società e del mondo politico.

Ma almeno in una cosa i due Paesi possono convergere: nel protagonismo dei relativi cittadini chiamati a dare un contributo di “auto-governo” con il loro impegno civico e solidale, quale si sta manifestando ampiamente nella comunità italiana. In attesa che faccia altrettanto anche quello che resta di “comunità” europea, al di là delle sue lente e, nel caso della Banca centrale europea, maldestre reazioni alle urgenze in corso.

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