Istituzioni UE per il rilancio del progetto europeo

Bilancio di un 2017 di luci e ombre per l’Unione Europea

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Bilancio di un 2017 di luci e ombre per l’Unione Europea

Il 2017 doveva essere l’anno del rilancio del progetto di integrazione europea, come auspicato dal Consiglio europeo dei Capi di Stato e di governo UE, a marzo in Campidoglio, in occasione dei 60 anni del Trattato di Roma e in un anno di importanti tornate elettorali nelle quali erano coinvolti tre dei sei Paesi fondatori, Olanda, Francia e Germania.

L’esito delle prime due consultazioni elettorali, in particolare in Francia, era parso di buon auspicio per progredire verso un’Unione politica, una speranza raffreddata però dal risultato delle elezioni tedesche, che hanno indebolito Angela Merkel e messo gravemente in difficoltà i socialdemocratici, due interlocutori oggi alle prese con il difficile tentativo di ricostruire la loro coalizione.

In tale contesto le Istituzioni europee hanno proseguito nel loro lavoro, cercando di fare girare la macchina ai ritmi consentiti dal clima politico generale, non solo per alimentare quotidianamente il processo di integrazione in corso ma anche per lanciare alcune importanti proposte per il suo rilancio futuro.

Si è trattato di un compito nel quale si sono particolarmente distinte la Commissione europea, sostanzialmente assecondata dal Parlamento di Strasburgo e dalla Corte di Giustizia europea, e la Banca Centrale europea, mentre molto meno positivo è stato il contributo del Consiglio dei Ministri. Una mappa che, già da sola, rivela la tensione tra le Istituzioni a vocazione federale e il Consiglio dei Ministri, attestato su una visione politica UE fortemente connotata come intergovernativa, tentata per alcuni Paesi da derive sovraniste.

Nonostante un clima politico non proprio favorevole a nuove iniziative, la Commissione ha fatto il proprio lavoro formulando, sul versante interno, una serie di importanti proposte per il rafforzamento dell’UE, dalla gestione della globalizzazione al rilancio della politica sociale, dall’approfondimento dell’Unione economica e monetaria fino alle spinte in favore di un primo avvio di un’Unione della sicurezza e della difesa.

Sul versante esterno va segnalata la determinazione con cui la Commissione ha condotto il negoziato per l’uscita della Gran Bretagna dall’UE, ottenendo i risultati prefissati in materia di libera circolazione dei cittadini comunitari, un sostanzioso rimborso di circa 50 miliardi di euro da parte britannica e un accordo prudente sul futuro confine tra le due Irlande. Superate queste precondizioni imposte

dall’UE, il Consiglio europeo ha deciso l’avvio della vera e propria fase negoziale dai cui risultati dipenderà il futuro partenariato dell’UE con la Gran Bretagna.

Verso il resto del mondo è emerso il contrasto con le decisioni azzardate di Donald Trump, che si trattasse di lotta al surriscaldamento climatico, della condanna della decisione USA di dichiarare Gerusalemme la capitale di Israele, sostenendo iniziative per la salvaguardia della pace in Medioriente e nel resto del mondo, tanto nell’Estremo oriente che in Africa.

Da non dimenticare il contributo importante dato dalla Banca centrale europea, dotata di una forte connotazione federale, al sostegno alla crescita congiuntamente al processo di risanamento finanziario dei bilanci pubblici, grazie a una politica monetaria fortemente espansiva.

A fronte di questi risultati spiccano quelli modesti del Consiglio europeo della settimana scorsa dove è prevalsa la solita politica del rinvio su temi importanti come quello delle migrazioni e della revisione dell’Accordo di Dublino, certamente non compensato dalla cooperazione rafforzata avviata in materia di sicurezza e difesa e dalle aperture in materia di politica sociale.

Il messaggio che giunge da questo sommario bilancio sembra essere che, pure tra mille difficoltà, l’UE ha cercato di reggere all’impatto della crisi e alle incertezze dei governi nazionali che, dal Consiglio dei ministri a Bruxelles, hanno costantemente frenato rispetto alle accelerazioni proposte dalle altre Istituzioni comunitarie a vocazione federale.

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