Le relazioni USA Iran sono molto tese da quando nel 2018 Donald Trump, nel suo primo mandato, decise di uscire da quell’accordo internazionale sul nucleare firmato nel 2015 da Barack Obama. Scaduto ad ottobre del 2025, non è stato rinegoziato nella sua forma multilaterale, facendo scattare il ripristino delle sanzioni ONU all’Iran, ma nelle condizioni che sappiamo, vale a dire bilateralmente tra Stati Uniti e Iran.
Ora, dopo la guerra dei dodici giorni del giugno 2025, un altro intervento militare era nell’aria da tempo, da quando gli Stati Uniti avevano progressivamente avvicinato all’Iran una consistente flotta di navi da guerra, caccia, portaerei, missili e lanciamissili. Il messaggio annunciato stava ad indicare che l’attacco, questa volta, non sarebbe stato di breve durata.
Sabato scorso, infatti, Israele e gli Stati Uniti hanno sferrato il primo attacco della loro guerra, chiamata “Ruggito del leone”, ignorando il fatto che i negoziati bilaterali sul nucleare, anche se poco credibili sulle rispettive volontà politiche non erano ancora terminati e mandando a dire che il nucleare non era più il solo obiettivo ma veniva legato, ora, al rovesciamento del regime teocratico degli ayatollah. Gli attacchi hanno colpito siti militari, di intelligence e governativi in tutto il Paese e hanno soprattutto ucciso la Guida suprema dell’Iran, Ali Khamenei, al poter da 36 anni.
Una morte che apre scenari sconosciuti sia a livello interno che esterno e che spinge ancora più in là l’escalation. Ma la guerra, per quanto riguarda Israele, non si limita all’Iran, ma si allarga anche al Libano, dove l’esercito israeliano ha colpito postazioni di Hezbollah, rompendo una fragile tregua in vigore da un anno.
A livello mediorientale la tensione è altissima visto che l’Iran ha risposto colpendo interessi USA in Qatar, Bahrein, Kuwait, Emirati Arabi e in parte, Arabia Saudita. I pasdaran hanno inoltre chiuso lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il trasporto marittimo di greggio e gas, stimato per ambedue a circa un quinto del consumo globale, con una media di 20 milioni di barili al giorno. Da segnalare inoltre che circa l’80% del petrolio e del gas che attraversa lo Stretto è destinato ai mercati asiatici, in particolare la Cina. Nel frattempo, le borse sono in forte calo, mentre i prezzi del petrolio aumentano.
A livello internazionale le voci si alzano per un richiamo alla de-escalation, al rispetto del diritto internazionale e ad un’attenzione particolare per i cittadini iraniani, già in grande sofferenza. La riunione del Consiglio di sicurezza dell’ONU, convocata d’urgenza il giorno stesso degli attacchi militari, attraverso il suo Segretario Generale Guterres li ha definiti “una grave minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale”. D’altro canto, il Consiglio di sicurezza ha altresì messo in evidenza, nelle sue discussioni e dichiarazioni, quanto l’isolamento politico dell’Iran sia ormai un dato di fatto.
Nel frattempo, le guerre continuano e il futuro della regione avvolto in una nube di incognite, dove gli equilibri geopolitici globali sono in continua evoluzione.












