Invito alla lettura: “Il mondo alla rovescia. Come la finanza dirige l’economia”

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Quando il 9 marzo 2015 ha preso avvio il Quantitative easing deciso dalla BCE, in Italia quasi tutti hanno tirato un sospiro di sollievo.

Leggendo articoli di giornale o ascoltando i commenti degli analisti si percepiva un coro unanime di elogi all’azione intrapresa da Mario Draghi. Elogi che, a distanza di più di due anni, possono apparire più che fondati: la tensione sui titoli del debito pubblico dei Paesi periferici dell’eurozona si è notevolmente attenuata, consentendo a questi Stati di alleggerire il peso degli interessi e liberare risorse per politiche di bilancio meno austere. La ripresa si è consolidata quasi ovunque e lo spettro della deflazione sembra essere stato definitivamente allontanato.

A rompere questo idillio si incarica una voce fuori dagli schemi, quella di Giangiacomo Nardozzi, con il suo libro “Il mondo alla rovescia. Come la finanza dirige l’economia”, una lettura di particolare interesse proprio perché offre un’interpretazione differente rispetto a quella egemone, in grado di fornire al lettore una visione più completa e consapevole. In realtà l’autore non si cimenta mai in una critica diretta all’operato di Draghi alla guida della BCE, bensì  esprime un giudizio fortemente negativo sul modo in cui è stata gestita la politica monetaria nell’ultimo quarto di secolo.

La sua accusa, che risulta il filo conduttore di tutto il libro, riguarda il fatto che la politica monetaria quasi sempre espansiva ha reso possibile e incentivato l’estensione repentina e incontrollata della finanza, finendo per esserne succube. Il circolo vizioso, ben argomentato nel libro, è in sostanza questo: la politica monetaria accomodante riduce il prezzo del rischio, ovvero il tasso di interesse, inducendo gli operatori finanziari a ricercare rendimenti maggiori a rischi sempre maggiori, alimentando tensioni sui prezzi e bolle speculative. Allo scoppio di queste ultime si manifestano conseguenze negative anche sull’economia reale, ad esempio una recessione, che spinge la banca centrale a rendere più espansiva la politica monetaria per stimolare la crescita e l’occupazione. Il risultato nel mondo finanziario, tuttavia, è nuovamente un ribasso del prezzo del rischio, che spinge gli operatori a ricercare rendimenti elevati e a formare nuove bolle. Il classico cane che si morde le coda.

L’enorme dilatazione del mondo finanziario – sottolinea Nardozzi – nasce dunque non solamente a causa della deregolamentazione e dell’innovazione tecnologica, ma anche da una simile condotta di politica monetaria. E oggigiorno la finanza ha assunto dimensioni tali da non poter essere ridotta mediante una più pervasiva regolamentazione, ma iniziando a considerare gli effetti in termini di stabilità finanziaria che la politica monetaria comporta. La perversa relazione fra questi tre elementi, finanza, politica monetaria e regolamentazione, e le possibili strade per spezzarla sono il fulcro del libro.

Le dinamiche della crisi, delle sue premesse e dei suoi postumi vengono esaminate trattate ed elaborate sotto uno lente di ingrandimento in grado di unire i diversi tasselli in un unico grande mosaico. Si tratta, quindi, di una lettura altamente consigliata perché consente di guardare gli avvenimenti odierni da un punto di vista diverso e con occhi maggiormente critici.

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