Intelligenza artificiale: il 30% dei lavoratori dell’UE utilizza l’IA    

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L’intelligenza artificiale influenza ormai la nostra quotidianità, dai contenuti che vediamo sui social alla sfera lavorativa. Un’indagine a livello europeo, la prima nel suo genere, condotta nel 2024-2025 da Centro comune di ricerca della Commissione Europea in collaborazione con la Direzione generale per l’Occupazione, gli Affari sociali e l’Inclusione, ha coinvolto 70316 lavoratori provenienti da tutti i paesi membri dell’UE e certifica la continua presenza dell’IA all’interno delle attività lavorative. Il 90% dei lavoratori, infatti, utilizza dispositivi digitali per svolgere le proprie attività ed il 30% di questi utilizza l’intelligenza artificiale, in particolare in compiti testuali come scrittura (65%) e traduzione (59%), ma anche elaborazione di dati e discussione di idee (38%), trascrizione (28%), generazione di immagini (27%), pianificazione e organizzazione (24%) e consulenza di clienti (19%). 

Parallelamente cresce il monitoraggio digitale: il 37% dei lavoratori è controllato per le ore di lavoro e il 36% per gli orari di ingresso e uscita. In molti casi vengono monitorati anche l’utilizzo di Internet, le chiamate e persino la posizione dei veicoli aziendali, soprattutto nei Paesi dell’Europa centrale ed orientale. Inoltre, anche la divisione della giornata lavorativa si sta automatizzando tramite la gestione algoritmica: il 24% dei lavoratori infatti ha il suo orario di lavoro assegnato senza intervento umano. Un’altra forma, seppur meno comune, di gestione algoritmica riguarda il 13% dei lavoratori, per i quali la valutazione e la ricompensa delle prestazioni avviene automaticamente.  

Interessante è l’analisi del grado di piattaformizzazione, ossia la combinazione tra uso di strumenti digitali ed esposizione al monitoraggio digitale ed alla gestione algoritimica. Si va dal 6% dei lavoratori che non usano strumenti digitali al 2% completamente piattaformizzato, passando per il 42% che vive una forma parziale di controllo digitale. I lavoratori totalmente o fisicamente piattaformizzati, soprattutto nei trasporti e nella logistica, mostrano livelli più alti di stress e ridotta autonomia, mentre la piattaformizzazione “informazionale”, tipica del lavoro da remoto, ha effetti meno negativi. 

Il rapporto invita, infine, i responsabili politici e le parti sociali a regolamentare l’uso delle tecnologie digitali per garantire una digitalizzazione del lavoro innovativa ma anche equa e sostenibile, capace di coniugare progresso tecnologico e tutela dei diritti dei lavoratori. 


Per approfondire: Impatto della digitalizzazione

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Gabriele Scarpace
Ho 20 anni, ho frequentato il liceo classico e frequento il corso di studi internazionali a Trento. Le mie passioni sono l’attualità, la politica e le relazioni internazionali che si sviluppano tra i diversi attori del mondo. Non posso vivere senza musica e sport.

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