Insegnanti precari: il soccorso di Bruxelles

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La Commissione Europea chiede all’Italia di intraprendere misure per porre fine alle discriminazioni degli insegnanti precari della scuola pubblica.

Già nell’ottobre 2012 era stata aperta una procedura di infrazione contro l’Italia: ora, con quest’ultimo parere motivato, si giunge all’ultimo passo prima del deferimento di fronte ai giudici della Corte europea per il mancato rispetto della direttiva sul lavoro a tempo determinato del 1999, che vieta che i dipendenti assunti a tempo determinato siano soggetti a un trattamento peggiore dei colleghi che hanno invece un contratto a tempo indeterminato solo sulla base di una differente durata del contratto.

Il Bel Paese rischia una multa di minimo 10 milioni di euro dall’Europa per i precari della scuola, che rappresentano un esercito di 130 mila persone, secondo Cgil Cisl e Uil, addirittura di 137 mila secondo l’Anief.

La direttiva impone agli Stati membri di indicare quali ragioni obiettive possano portare al rinnovo di contratti a termine al posto di normali assunzioni, la durata massima totale di questi contratti e infine il numero massimo possibile di rinnovi. «La Commissione Europea – si legge nella nota – ha ricevuto numerose denunce che indicano come il personale assunto a tempo determinato sia trattato in modo meno favorevole del personale permanente. I precari vengono utilizzati attraverso una serie di contratti a tempo determinato per vari anni, lasciandoli nel precariato sebbene stiano svolgendo compiti da personale permanente». La Commissione afferma inoltre che «la legge nazionale non fornisce misure efficaci per prevenire tali abusi», inoltre i precari «ricevono stipendi più bassi del personale permanente con simile carriera professionale».

La procedura in realtà è un ampliamento di quella avviata nel 2009, riferita al solo personale precario non docente mentre ora si chiedono spiegazioni sui contratti precari di tutti i dipendenti scolastici, insegnanti inclusi.

Il Governo italiano, già nel 2011, aveva introdotto, con il decreto legge n.70 di maggio, una eccezione alla direttiva per «esigenze imprescindibili di erogazione del servizio scolastico e compensata da un piano di immissioni in ruolo», ritenuto valido dalla Cassazione. Alla Commissione europea, invece, questa risposta non basta e il diritto Ue prevale su quella nazionale.

A questo punto, rimangono due mesi di tempo per rispondere alla Commissione europea altrimenti la procedura intrapresa la porterà davanti alla Corte di giustizia europea.

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